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Luci e ombre della politica estera di Barack Obama

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Luci e ombre della politica estera di Barack Obama

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Che bilancio trarre riguardo alla politica estera statunitense sotto la prima presidenza Obama?

Il discorso del Cairo del 4 giugno 2009 che tante speranze aveva suscitato non ha generato i frutti sperati. In giro per l’Europa e soprattutto in Medio Oriente la delusione è palpabile.

Alla mano tesa al mondo arabo-musulmano ha fatto seguito l’incomprensione che ha accompagnato i primi vagiti della primavera araba, e in special modo di quella egiziana.

I radicali cambiamenti di leadership in questi paesi hanno costretto la diplomazia americana ad improvvisare una nuova politica in questa regione chiave.

Ma è soprattutto l’incapacità di rilanciare i negoziati israelo-palestinesi che ha aumentato la disillusione nei confronti dell’amministrazione Obama.

Con il premier israeliano Netanyahu le relazioni sono fredde e l’atteggiamento bellicoso nei confronti dell’Iran assunto da Israele non serve a facilitare le cose.

Proprio il capitolo iraniano e l’embargo nei confronti di Teheran costituisce comunque per James Mann, specialista della politica statunitense, uno dei successi della presidenza Obama.
“La Casa Bianca – afferma Mann – è riuscita a costruire un consenso internazionale del tutto insperato riguardo alla necessità di imporre agli iraniani delle sanzioni”

Negli Stati Uniti sono stati soprattutto i successi registrati nella lotta al terrorismo e il ritiro dall’Iraq a lasciare il segno:

“E’ stato capace di ottenere dei risultati tangibili nella lotta contro Al Qaeda in particolare in Pakistan e nello Yemen – sostiene Jordan Tama dell’American University – non dimentichiamoci dell’eliminazione di Osama Bin Laden. E poi è stato importare ridurre gli effettivi in Medio Oriente ed ha avuto un peso il ritiro dall’Iraq senza che il paese sprofondasse per questo nel caos. Obama ha poi iniziato un parziale ritiro anche dall’Afghanistan”.

Per Michael O’Hanlon della Brookings Institution la situazione in Afghanistan desta comunque allarme e preoccupazione:

“Credo ci sia il pericolo che i Taleban possano conquistare il controllo del paese e questa è la ragione che sta spingendo gli Stati Uniti e i suoi alleati a ribadire che la coalizione è pronta a fornire aiuti anche al di là del 2014”

Come evitare che l’Afghanistan ridiventi il santuario terrorista che spinse Bush al conflitto post-11 settembre? La soluzione a questo quesito andrà cercata dalla prossima amministrazione.