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Myanmar. Ondata di violenza contro la minoranza rohingya

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Myanmar. Ondata di violenza contro la minoranza rohingya

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Cenere. È quanto rimane di un villaggio rohingya, nel Rakhine, la parte occidentale del Myanmar. Questa minoranza islamica è perseguitata dalla maggioranza buddista. Nell’ultima settimana si contano oltre 80 morti e 130 feriti. Migliaia di persone sono in fuga verso Sittwe, dove dal giugno scorso, quando sono cominciate le violenze, i profughi rohingya hanno iniziato ad amassarsi. Altri tentano di fuggire verso il vicino Bangladesh, ma le autorità di Dacca hanno rinforzato i controlli alle frontiere per respingerli.

Diversi quartieri rohingya sono stati interamente distrutti dalle fiamme, come mostrano le foto satellitari. Human right watch denuncia una catastrofe umanitaria a fini politici:

“A volte i dittatori incanalano l’odio sociale contro minoranze etniche o religiose in modo che la maggioranza non si accorga di essere a sua volta maltrattata – dice Tom Malinowski di Hrw – Il Myanmar lo ha fatto per decenni”.

Rappresentanti del governo hanno visitato i luoghi delle distruzioni per mostrare che si sta cercando una soluzione.

Il problema è anche che gli 800mila rohingya sono apolidi e quindi nessuno li protegge. Naypydaw rifiuta di riconoscerli come birmani, sostenendo che s tratta di immigrati irregolari dal Bangladesh. Ma Dacca non li vuole. Perfino i monaci buddisti hanno manifestato per chiedere al governo di cacciare quelli che vengono definiti “i bengalesi”.