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Madri immigrati dispersi protestano in Messico contro "la bestia"

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Madri immigrati dispersi protestano in Messico contro "la bestia"

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Chiedono più sicurezza per gli immigrati, e che venga fatta luce su chi scompare attraversando il territorio messicano.

Sono le madri di coloro che dalle repubbliche centroamericane cercano di raggiungere gli Stati Uniti e una vita migliore, ma vengono bloccati su binari lunghi tremila chilometri.

Rapinati, sequestrati, uccisi, dispersi, questa la fine di 20mila persone ogni anno. Su dieci donne che intraprendono il viaggio, sei vengono violentate.

I più provengono da Honduras, Guatemala, o dal Nicaragua, come la figlia di questa signora:

“Siamo piene di rabbia, vogliamo sapere quello che è successo. Chiunque può passare di qui, e anche loro sono figli di una madre, come possono trattare così gli immigrati?”

“Il Messico è la vergogna del mondo. È considerato il Paese dove gli immigrati ricevono il peggior trattamento”.

“La bestia”, così è chiamato il treno, è l’unico mezzo per raggiungere la frontiera americana. Un viaggio da clandestini, senza documenti, per non rischiare di essere rispediti a casa dalle autorità. Ma a metter piede in territori controllati dai narcotrafficanti, il destino che li aspetta è spesso ben peggiore.