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La guerra in Siria aggrava le violenze settarie in Libano

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La guerra in Siria aggrava le violenze settarie in Libano

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L’uccisione del generale Wissam Al Hassan è aceto sulle ferite di un Libano sempre diviso e ora più che mai sofferente e destabilizzato dalla guerra in Siria. A Tripoli, nel Nord del Paese, le famiglie piangono i propri cari: 7 le vittime lunedì nelle violenze tra sunniti e alawiti in una città spaccata in due.

“Mio figlio stava attraversando il quartiere Abou Issam” dice la madre di una delle vittime. “Ha comprato dei biscotti e mentre ritornava è stato colpito da un proiettile che gli è passato da parte a parte colpendogli in pieno il cuore”.

A Tripoli il quartiere sunnita di Bab Tabbanh e quello di Jabal Mohsen, abitato da alawiti filo siriani, si rilanciano le accuse su chi per primo abbia cominciato le violenze, in una spirale di odio e insicurezza aggravata dalla guerra siriana.

“Non siamo a favore delle armi ma sono le circostanze ad averci costretto” dice Rifaat Eid, il leader del Partito Arabo Democratico, formazione degli alawiti libanesi. “Siamo una minoranza. E in assenza di uno Stato forte, un esercito libanese forte e delle garanzie sulle sorti del nostro Paese, non deporremo le armi”.

“Le strade che separano la zona alawita e sunnita sono tante qui a Tripoli” dice il nostro inviato Jamel Ezzedini. “Gli scontri si fermano poi ricominciano in maniera imprevedibile. Il conflitto settario non si placa e con esso la sofferenza degli abitanti cresce. Per la maggior parte di loro uscire di casa equivale ad un suicidio”.