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I film "shock" di Kim Ki-duk

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I film "shock" di Kim Ki-duk

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La sublimazione dell’amore tra uomo e donna e il tradimento che porta alle estreme conseguenze.

In “Dream”, il regista sudcoreano Kim Ki-duk mette in scena gli aspetti più drammatici di una relazione.

Un film dove la realtà ha rischiato molto di assomigliare alla fantasia.

Durante le riprese, infatti l’attrice protagonista è arrivata a un passo dalla morte, mentre girava una scena in cui il suo personaggio tentava di impiccarsi.

Il regista è famoso per il coraggio e l’impegno sociale delle sue opere. Ma anche per lo shock che riescono a provocare.

“Si tratta di un elemento che mi fa crescere e diventare più duro” racconta Kim Ki-duk. “La parola ‘mostro’ viene associata a qualcosa di enorme, non identificabile e predatorio. ‘Mostro’ significa ‘mostro’ ma io non penso che sia così cattivo”.

Kim Ki-duk, a settembre, ha vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia per un altro suo film: “Pietà” il titolo.
È la prima volta che un riconoscimento così importante viene assegnato a una pellicola coreana.

Il nome scelto dal regista si riferisce alla Pietà di Michelangelo. Acclamato dalla critica che lo ha definito “intenso”, racconta il difficile rapporto tra un usuraio incaricato dai propri capi di riscuotere i debiti e una donna che sostiene di essere sua madre.

Il film mescola simbolismo cristiano e forti riferimenti sessuali.

Un critico cinematografico ci presenta un’attenta analisi:
“Mentre prima il regista puntava su aspetti estetici” – afferma Lee Taek-gwang -“ora è più concentrato sul lato morale. Non posso dire che ‘Pietà’ sia un film eccezionale, paragonato ad altre opere di Kim Ki-duk. Però dimostra un’evoluzione”.

In breve tempo, il regista è passato da un pubblico di nicchia alla fama internazionale. Un fatto che conferma l’interesse sempre maggiore da parte degli spettatori verso il cinema coreano.