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L'ultradestra ucraina sogna un paese senza immigrati

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L'ultradestra ucraina sogna un paese senza immigrati

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Il 14 ottobre scorso il Partito xenofobo “Svoboda” ha mostrato i muscoli sfilando nel centro della capitale Kiev. La cemmemorazione nostalgica dei partigiani ultranazionalisti è servita anche a rilanciare le parole d’ordine elettorali di questa formazione che sogna un Ucraina ripulita dagli immigrati e progetta leggi discriminatorie. Il leader di “Svoboda” Oleg Tyahnibok ha un modello:

“Vogliamo far passare una legge sulla cittadinanza simile a quella israeliana – spiega – qui la situazione è ancora peggiore perchè nel secolo scorso abbiamo subito una repressione di massa culminata nello sterminio etnico di 20 milioni di ucraini”

“Svoboda” si batte per riconoscere all’Esercito Insurrezionale Ucraino che tra il 1942 e il 1950 si battè per l’indipendenza del paese combattendo contro la Wermacht tedesca e contro i sovietici lo status di legittimo belligerante. Una rivendicazione che trova appoggi e sostegno soprattutto nella parte occidentale del paese storicamente e culturalmente ostile all’influenza russa come sottolinea l’analista politico Andreas Umland:

“Il nazionalismo ucraino è un fenomeno ambiguo nel senso che non rappresenta l’intero paese. Il suo santuario si trova nella regione occidentale della Galizia”

Padroni a casa nostra” gridano i militanti di “Svoboda” che ha firmato un accordo di programma con il cartello delle opposizioni guidato dal partito di Yulia Timoschenko ed è stato di fatto “sdoganato”. Gli ex portabandiera della rivoluzione arancione pur di battere la maggioranza fedele a Yanucovitch sono pronti anche a scendere a patti con gli ultranazionalisti.