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Siria: la violenta quotidianità di Aleppo

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Siria: la violenta quotidianità di Aleppo

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“Eccolo”, dicono alcuni ragazzini indicando il cielo di Aleppo: vivono una quotidianità fatta di bombe e di spari, di valutazione del rischio per uscire di casa, per andare a mettersi in coda per un po’ di pane, per cercare l’acqua.

Troppo poveri per fuggire dai combattimenti, molti cittadini di Aleppo si preparano ad affrontare tra le macerie il secondo inverno di guerra.
 
I feriti affluiscono all’ospedale, o quel che ne resta.   Un infermiere se la prende con la comunità internazionale, che non reagisce nonostante le atrocità che si vedono in TV, che si leggono sulla stampa:
 
“Qui non vediamo i benefici dell’informazione, i giornalisti vengono, prendono le loro foto ma è tutto inutile.  Fanno circolare le immagini, ma nessuno poi fa niente.    Sono due anni che viviamo così, e nessuno fa niente”
 
I ragazzini a scuola non ci vanno: è diventato rischioso, anche perché nelle scuole si nascondono i ribelli, sperando che non vengano bombardate.   E poi, non ci vanno perché devono aiutare la famiglia, anche se stare per strada a raccattare materiali riciclabili è pericoloso:
 
“Dobbiamo sopravvivere, e un altro lavoro non l’ho trovato.  Cerco nella spazzatura per trovare del nylon, dei metalli, materiali che si possono rivendere per comperare da mangiare”
 
“Voglio vivere.  Però non posso calcolare il rischio, ho delle sorelle piccole, anche loro devono mangiare”.
 
I giovanissimi, e gli anziani: pur non combattendo, sono i più a rischio, costretti a vagare senza protezione tra le macerie, per cercare  di sopravvivere in un Paese che sembra non avere più né speranza né memoria.