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L'uomo delfino

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L'uomo delfino

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Alain Richioud, 46 anni, lionese. Una persona normale, con una vita normale.

Nel maggio scorso, al campionato nazionale di apnea, viene incoronato re di Francia di apnea statica.

Alain è rimasto sott’acqua 7 minuti e 14 secondi. Un tempo incredibilmente lungo.
Ma c‘è chi fà di più: il campione del mondo di statica resta sott’acqua 11 minuti e 35 secondi.

Alain ha iniziato a praticare questo sport sette anni fa con Cyrnea, un club fino a questo momento senza grandi pretese.

Ma che cos‘è l’apnea subacquea?

“È la combinazione dello sforzo fisico con l’apnea dinamica e il rilassamento con quella statica” spiega Richoud.
“Dopo aver fatto rugby, trovo che sia uno sport completo. Uno sport che mi piace. Si impara molto su sé stessi. In ogni caso, non so se sia l’apnea che mi aiuta in questo o il lavoro mentale che faccio, la sofrologia. Si tratta di guardarsi dentro. Non è una cosa che si cerca, ma che si scopre e si impara su di sé progressivamente”.

Alain il prossimo 1 novembre sarà a Antalya, in Turchia, dove si disputerà il campionato europeo di apnea.

A torto o a ragione è considerata uno sport estremo?
Al centro acquatico “Les Vagues di Lione”, la nostra Maria Cecilia Cacciotto si è immersa in piscina e ha fatto questa domanda a Umberto Pelizzari, che con i suoi record mondiali di apnea ha fatto un pezzo di storia di questo sport.

“Nell’apnea non si respira” – dice Pelizzari – “per cui si è portati a pensare che sia qualcosa per superuomini, per persone che cercano di superare i propri limiti. È uno sport dove la parte mentale conta molto e abbiamo questa tendenza a vederlo in modo sospettoso”.

euronews: “Tutti possono fare apnea?”

“Sì, vi è un limite eventualmente nell’apnea: l’impossibilità a compensare. Scendendo sott’acqua, il peso dell’acqua spinge il timpano verso l’interno. Noi dobbiamo prendere l’aria che abbiamo nei polmoni, spingerla verso il timpano e riportare questo in una posizione neutra” risponde Pelizzari.

L’apnea si articola in diverse prove, c‘è l’apnea statica di Alain e l’apnea dinamica che può essere fatta con o senza pinne.
Chi pratica questo sport, sa che la prova più affascinante è scendere nelle profondità marine.

Fino a qualche decennio fa, si pensava che l’uomo non potesse andare oltre i 50 metri. Si temeva che la pressione idrostatica facesse collassare i polmoni. Non è così, grazie al fenomeno del blood shift.

È sempre Umberto Pelizzari a spiegarci di cosa si tratta:
“Viene richiamato il sangue dalle braccia e dalle gambe, dove non ci sono organi fondamentali per la sopravivvenza, il sangue viene spinto nelle cavità lasciate vuote all’interno del torace dalla riduzione del volume polmonare. Il sangue è un liquido e il liquido è incomprimibile. Per questo motivo, il torace non si schiaccia e noi sopravviviamo anche a queste profondità”.

Nel corso degli anni, con allenamenti sempre più sofisticati, l’uomo è sceso a profondità sempre più importanti.

Ma ci sono nuovi limiti?

“La medicina riconosce oggi la capacità dell’uomo di adattarsi a certe situazione e si inizia a parlare come limite umano, fisiologico in acqua per l’uomo in apnea di una quota vicina ai meno 300 metri” dice Pelizzari.

In tutti i mammiferi si è constatato che l’imersione nell’acqua rallenta il ritmo cardiaco.
Su Pelizzari a 100 metri di profondità si sono registrati 7/8 battiti al minuto.

Diventeremo mai uomini delfino?

“No, noi siamo fatti per respirare e vivere in aria, non siamo fatti per respirare muovendoci in acqua. Però potremo sicuramente adattarci, mai come delfini, però potremo aumentare la nostra acquaticità e godere più in pieno delle sensazioni che l’apnea ti permette di vivere” conclude Umberto Pelizzari.