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Libano. Situazione critica

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Libano. Situazione critica

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Il Libano è seduto su una polveriera. L’esercito è pronto a prendere misure di emergenza. A Beirut continuano gli scontri anche oggi, dopo che ieri i funerali dell’ex capo dell’intelligence si sono conclusi con il tentato assalto al palazzo del governo e con incidenti fra militanti pro e anti siriani. Damasco è accusata da questi ultimi di aver ordinato l’attentato che è costato la vita a Wissam al-Hassan.

“Siamo arrivati a un punto in questo paese in cui i nostri diritti sono violati – dice un militante armato a volto coperto – Non possiamo andare avanti così. Si deve trovare un equilibrio fra le varie fazioni”.

La situazione è anche peggiore nel porto settentrionale di Tripoli nel Libano, più vicino al focolaio di crisi siriano. Qui i morti sarebbero già 4:

“Ci danno la caccia, vogliono uccidere i sunniti e i loro leader – dice un uomo con un giubbotto antiproiettile – Se il governo non li ferma allora è finita, lo stato è finito. Tutti i soldati e i membri della sicurezza prendono ordini da quella fazione”.

Il mosaico multiconfessionale e multiculturale del Libano sa che cosa sia una guerra civile. Ne ha già vissuta una, fra il 1975 e il ’90, che ha provocato non meno di 150mila morti.