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Cavalcare rabbia e dolore, per dare prova di unità e allontanare lo spettro di un terremoto politico. L’ex primo ministro Saad Hariri invita i libanesi a partecipare in massa ai funerali del capo dell’intelligence, rimasto ucciso nell’attentato che venerdì ha rilanciato nel Paese lo spettro del giogo siriano.

Simbolica la scelta di seppellirlo a Beirut accanto al padre di Saad, Rafiq Hariri, anche lui morto – nel 2005 – in un attentato attribuito a Damasco. Parallelismo che nelle parole del primo ministro Najib Mikati assume i contorni di un’accusa.

“Nessuna anticipazione sull’inchiesta – dice – Ma visto che due mesi fa il capo dell’intelligence aveva smascherato un piano siriano per un attentato qui in Libano, è quanto meno logico stabilire un nesso con quanto accaduto”.

In funzione anti-Assad, l’opposizione continua intanto a chiedere la testa di un governo, composto anche da membri filosiriani di Hezbollah. Scenari di instabilità che, ampiamente sottolineati dalla stampa libanese, hanno però indotto il presidente Suleiman a respingere le dimissioni, offerte dal primo ministro.

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