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Ad Aleppo, seconda città della Siria, più di 200 morti in due giorni di combattimento. È la denuncia dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, un’organizzazione di opposizione basata a Londra che calcola 33mila decessi in 19 mesi di conflitto.

Oltre ai morti e ai feriti, vittime della guerra civile sono anche le ricchezze storico-artistiche della Siria. Sempre ad Aleppo è stata gravemente danneggiata la famosa moschea degli Omeiadi, una delle più importanti del medioriente. L’esercito fedele al regime ne ha ripreso il controllo domenica e il governo ha promesso che verrà rapidamente restaurata.

L’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba, l’algerino Lakhdar Brahimi, che è andato in Iraq per consultazioni, prima di dirigersi in Egitto, ha lanciato un appello alla tregua, in vista della festa islamica dell’Al-Adha, in calendario per fine ottobre. Domenica, nella sua tappa a Teheran, Brahimi ha chiesto l’aiuto delle autorità iraniane per la messa in atto del cessate il fuoco.

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