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Emergenza migranti forzati: sono oltre 72 milioni

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Emergenza migranti forzati: sono oltre 72 milioni

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Nel 2011 le persone costrette a migrare sono diventate più di 72 milioni. Oltre un abitante su cento del nostro pianeta ha lasciato la propria abitazione a causa di conflitti, disastri naturali, carestie.

Il dato allarmante emerge dal “World disaster report” 2012, il rapporto annuale della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Di questi 72 milioni, 20 milioni sono profughi a lungo termine, persone che non possono più fare ritorno nelle loro terre.

Per questo, dice il rapporto, è indispensabile che i governi comincino a mettere in atto politiche che puntano all’integrazione dei migranti, perché diventino membri produttivi della comunità ospitante e non soggetti ghettizzati, con conseguenti problemi di insicurezza sociale.

Il rapporto punta il dito contro le classi politiche e parla di una loro “resistenza” nell’affrontare l’emergenza rifugiati. Uno dei principali ostacoli nell’offrire un un sostegno adeguato a queste popolazioni vulnerabili.

Nel“World disaster report” sono elencate una serie di misure che renderebbero meno acuta la sofferenza dei migranti: forme più accessibili di cittadinanza, per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro, nuove politiche frontaliere, misure più efficaci per combattere il crimine e la violenza.

A fine novembre, in occasione della 31esima conferenza internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa a Ginevra, 164 governi hanno firmato dei documenti che parlavano di rispetto dei diritti e della dignità dei migranti indipendemente dal loro status legale.

Ma le buone intenzioni sono rimaste in molti casi sulla carta.

Roger Zetter è responsabile della stesura del World Disasters Report. Chris Cummins lo ha intervistato per Euronews.

Chris Cummins, euronews:
Il vostro rapporto si focalizza sulla situazione delle persone costrette a lasciare le loro case a causa di conflitti o catastrofi naturali. Perché la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha deciso di mettere in evidenza questo problema?

Roger Zetter, Centro Studi sui Rifugiati -Università di Oxford:
Credo sia davvero il riconoscimento del fatto che qualcosa come 73 milioni di persone sono costrette a spostarsi a causa di conflitti, calamità naturali, processi di sviluppo, mentre al tempo stesso ci sono problemi legati alla vulnerabilità di queste persone, all’incremento delle richieste di protezione e ad una maggiore complessità delle migrazioni forzate.

euronews:
Nel vostro rapporto menzionate la crescente resistenza dei politici nell’applicare misure di sostegno a chi è costretto a migrare. 164 governi hanno firmato una risoluzione per garantire che i migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, siano trattati con rispetto e dignità … Chiaramente queste risoluzioni vengono ignorate. Perché?

Zetter:
Penso che i timori a livello globale legati alla sicurezza e alla crisi economica mondiale abbiano ovviamente reso la vita difficile ai politici e li abbiano fatti diventare più riluttanti nell’affrontare, in particolare, la questione dei rifugiati.

euronews:
Così molte di queste persone, già vulnerabili, passano dalla padella alla brace. Le comunità ospitanti sono ostili, si sentono minacciate e i governi, troppo fragili, semplicemente non hanno le risorse per fronteggiare l’improvviso afflusso di persone. Cosa si può fare per cambiare l’atteggiamento nei confronti degli sfollati?

Zetter:
La realtà da considerare è che i rifugiati consumano risorse, hanno bisogno di materiali per costruire le loro case, di cibo e altri beni di consumo. Tutti importanti fattori di stimolo per un’economia locale… Gli agricoltori possono produrre più cibo, i costruttori aumentare la produzione per rispondere alla richiesta di un tetto per i rifugiati.

euronews:
C‘è il terribile conflitto in Siria, ma vorrei parlare della regione del Sahel, dove la situazione si sta aggravando ogni giorno di più: violenze, carestia e siccità stanno determinando la migrazione forzata di decine di migliaia di persone in condizioni di estrema difficoltà… Come pensa che la comunità internazionale stia rispondendo a questa catastrofe?

Zetter:
Penso che la comunità internazionale sia stata lenta nella risposta per una serie di motivi. In un’ottica globale credo che il problema non venga considerato un’urgenza politica al pari della questione degli sfollati in Medio Oriente. Non entra nell’agenda internazionale allo stesso modo.

euronews:
Ma la gente continua a morire, In Europa stiamo assistendo ai tagli al bilancio dei governi in questa nuova era di austerità… E come sempre sono i più poveri che soffrono maggiormente. La mancanza di certezze nei finanziamenti ostacola le capacità delle organizzazioni, come la Croce Rossa, di operare efficacemente in queste aree problematiche?

Zetter:
Penso che la risposta sia affermativa da un punto di vista generale, che riguarda l’intero settore umanitario e non solo la Croce Rossa naturalmente. Al tempo stesso penso debba essere considerata la capacità di adattamento delle organizzazioni, nel fronteggiare budget bloccati o persino ridotti. Le società nazionali della federazione della Croce Rossa stanno incrementando i meccanismi di resilienza, della capacità di resistenza delle comunità che possono diventare vulnerabili a causa di situazioni di conflitto o di carestia o calamità. Così, quando il disastro colpisce le popolazioni sono meno costrette alla migrazione forzata.