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Le elezioni amministrative in Belgio assumono un significato altamente politico, con alla ribalta Anversa, seconda città del paese. Fra i candidati alla carica di sindaco c‘è il leader del partito separatista fiammingo Bart De Wever.

Una sua vittoria, in quello che è stato per decenni un bastione dei socialisti, sarebbe un segnale forte. Potrebbe invogliare la Nuova alleanza fiamminga a tentare la spallata al fragile accordo che tiene unito il paese dal dicembre del 2011 e che ha posto fine alla più lunga crisi politica mai sperimentata dal paese. Se il sindaco socialista uscente Patrick Jenssens fosse costretto a lasciare, l’accordo a 6 fra fiamminghi e walloni – di sinistra, di centro e di destra – avrebbe i giorni contati.

Inaspettatamente, il gradimento per l’amministrazione uscente potrebbe subire i contraccolpi anche degli incidenti tecnici riscontrati ai seggi, a causa del nuovo sistema di voto elettronico:

“Sono riuscita a votare, ma dopo un’ora di attesa. Alla mia età, essere costretta ad aspettare al freddo per così tanto tempo: è uno scandalo” dice un’anziana elettrice. In Belgio, votare è obbligatorio.

I sondaggi, alla vigilia del voto, davano risultati incerti per Anversa, con i due principali candidati testa a testa. Mentre in Vallonia i socialisti dovrebbero essere in grado di tenersi importanti città come Liegi e Charleroi.

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