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Resta al suo posto il procuratore generale egiziano Abdel Meguid Mahmoud, rimosso dal presidente Mohammed Morsi dopo la controversa assoluzione dei responsabili della cosiddetta battaglia dei cammelli, lanciata contro i ribelli di piazza Tahrir, lo scorso febbraio.

Dietro al braccio di ferro tra esecutivo e magistratura, c‘è anche la bozza della nuova Costituzione che cambia i rapporti tra i poteri dello stato.

“Il Presidente della Repubblica ha il diritto di organizzarsi come vuole e secondo il parere degli esperti ma, quando si tratta della posizione del Procuratore generale, allora legge e Costituzione debbono essere rispettate”, spiega Abdel Meguid Mahmoud, che il capo dello stato ha nominato ambasciatore presso il Vaticano, “Io mi difendo e difenderò la mia posizione, l’indipendenza del Procuratore generale e dei giudici. Lascerò quest’ufficio solo se assassinato”.

E mentre le parti s’incontrano per cercare una soluzione concordata, sale a circa 200 il bilancio dei contusi degli ultimi scontri, avvenuti dopo il verdetto, tra sostenitori e oppositori del presidente Morsi e dei Fratelli musulmani.

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