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Nel nome del padre. Lise Marie Presley e un passato che non passa

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Nel nome del padre. Lise Marie Presley e un passato che non passa

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Un terzo album per affrancarsi dalla schiacciante ombra del padre. Operazione non facile quella di Lisa Marie Presley: unica figlia di papà Elvis, di cui “Storm & Grace” segna secondo una buona parte della critica l’atteso passaggio alla maturità.

Dall’esordio del 2003 la ricerca è sempre la stessa: liberarsi dal paragone col mito paterno per imporre una propria identità musicale.

“Per me sarebbe certo stato più semplice fare la babysitter, darmi al giardinaggio o addirittura mettermi a guidare camion – racconta oggi la 44enne, in passato anche moglie di Michael Jackson -. La musica è però sempre stata importantissima nella mia vita, al pari della scrittura. E questo anche prima, di prendere coscienza di chi era davvero mio padre”.

Un nome, un destino, che nel 2005 inducono Lisa Marie Presley al secondo “Now What?”. Titolo e interrogativo che rispecchiano l’accanita ricerca di una musicista, divisa tra spinta verso il futuro e roseo passato, ancora custodito dalla residenza familiare di Graceland.

“Conservo molti ricordi di quella casa – racconta -. Molti si riferiscono a semplici momenti trascorsi da sola con lui, al piano dove io avevo la mia stanza e lui la sua. La mia camera era per lui una sorta di rifugio: c’erano la tv, una sedia… e veniva spesso a trascorrerci del tempo. La viveva come una specia di oasi protetta, dove finiva per passare buona parte del giorno e della notte. Mi capitava di svegliarmi e di trovarlo lì, seduto, magari a guardare la televisione. E così ci mettevamo a chiacchierare, mi faceva un enorme piacere che fosse lì”.

Autocritica e ricerca a cuore aperto le chiavi di un album, che secondo Rolling Stones “era nata per scrivere”. “Peccato che del padre non abbia il talento, ma solo il nome” canta di sé malinconica Lise Marie Presley.