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La fine del sogno europeo dell'aereonautica

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La fine del sogno europeo dell'aereonautica

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Tom Enders e Ian King, ceo rispettivamente di Eads e Bae Systems, ci hanno creduto – hanno voluto crederci – fino alla tarda mattinata di mercoledi. Ma a poche ore dalla scadenza fissata dall’authority di mercato inglese si sono dovuti arrendere e hanno gettato la spugna: il negoziato è finito, la megafusione che avrebbe creato il gigante mondiale dell’aeronautica e della difesa non ci sarà.

Le indiscrezioni, le “fonti vicine al dossier”, gli “insider” sono tutti d’accordo nel dire che la responsabilità è di Berlino. Che è stata la Germania a dire di no. In serata lo conferma lo stesso Enders in una lettera ai dipendenti: “Non avremmo mai immaginato di dover affrontare una simile opposizione, in particolare da parte di Berlino.

A Londra non si sbilanciano piu’ di tanto anche se, come spiega il ministro della difesa Philip Hammond avremmo avuto bisogno di discutere su una azienda senza alcuna influenza da ogni singolo governo. Ma non siamo stati capaci di raggiungere un simile risultato.

Analisti e investitori ritengono che Eads – in presenza di un mercato aeronautico in netta progressione e forte dell’appoggio dei due Governi francese e tedesco, abbia meno problemi di quelli che rischia di incontrare Bae, alle prese con un settore della difesa condizionato dai crescenti tagli dei budget pubblici.

Con Monsieur Dequidt, di KBL Richelieu a Parigi, cercheremo di capire meglio perché le discussioni tra Eads e Bae Systems si siano concluse con un fallimento.
Secondo francesi e inglesi la Germania ne è stata la causa ma si immagina che oltre il blocco tedesco c‘è dell’altro. Quali sono le vere ragioni?

D.D.
Prima di tutto la Germania si è sentita messa in disparte nella divisione delle funzioni che si sono attribuite Francia e Inghilterra. Poi l’attività di difesa del gruppo Eads è situata in gran parte a Monaco di Baviera: la ristrutturazione da parte di British Aerospace che sarebbe seguita avrebbe comportato tagli all’occupazione in Germania. Di conseguenza i rischi sociali avrebbero spinto la Germania a rinunciare alla fusione.

E.
Perché fin dall’inizio delle trattative i mercaati hanno accolto cosi male il progetto di fusione? Cosa ha spinto i due gruppi a lanciarsi in una sfida cosi complicata?

D.D.
Oggi Eads è basata all’80% sull’aereonautica civile, un settore in piena espansione anche se resta un settore ciclico, e per il 20% sul quella militare quando per Bae è esattamente il contrario. Il desiderio del management di Eads era di creare un gruppo equilibrato: 50% civile 50% militare. Di conseguenza i mercati, quando le prospettive dell’aereonautica civile sono forti e in una fase di maturità in termini di benefici, hanno visto un freno alla potenziale crescita degli utili di Eads che sarebbe stati come dire mangiati da quelli di Bae che naviga in acque difficili in quanto il gruppo britannico subisce i contraccolpi sia del taglio alle spese militari negli Stati Uniti, sia la riduzione delle spese legate al ritiro delle forze statunitensi sia in Afghanistan che in Iraq.

E.
Con la fine delle trattative, Eads si è chiusa la porta d’ingresso sul mercato americano della difesa?

D.D.
Eads nel comunicato di ieri sera apre la porta a possibili accordi con il gruppo Bae, non piu’ nell’ambito di una struttura capitalistica, ma ad accordi commerciali tra le due società Dunque si tratta forse di un’apertura sul mercato americano. Ma è chiaro che la difficoltà sarà sempre piu’ grande per Eads perché la filiale militaare Cassidian è in una situazione piu’ debole nei confronti di Bae che è il gruppo dominante nel settore militare in Europa.

E.
E’ la prova come dimostra il fallimento del progetto di fusione che l’idea dell’Europa della Difesa resta lontana dalla realtà