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La Cina celebra il Nobel della Letteratura a Mo Yan

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La Cina celebra il Nobel della Letteratura a Mo Yan

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‘Colui che non vuole parlare’. È questo il significato dello pseudonimo Mo Yan scelto dallo scrittore cinese Guan Moye, vincitore del Premio Nobel per la letteratura.

57 anni, viene da una famiglia poverissima e per anni ha fatto il pastore. È diventato famoso in Occidente grazie al romanzo ‘‘Sorgo rosso’‘ ed è stato premiato dalla Reale Accademia svedese per quello che viene definito il suo realismo allucinatorio.

In patria, la stampa ufficiale dà grande risalto all’avvenimento e dimentica i dissidenti premiati in passato.

“Penso che la ragione principale che l’ha portato al Nobel sia legata al fatto che le sue opere coprono una vasta gamma di argomenti – sostiene una studentessa di Pechino – Ci permette di esplorare i suoi e i nostri stessi sentimenti attraverso la lettura dei suoi libri”.

I suoi critici però, sostengono che il suo pseudonimo invia il messaggio sbagliato ai cinesi e non invita la società a riflettere sull’idea di libertà:

“Il suo nome offre la reale rappresentazione della situazione politica in Cina – dice Wen Yunchao, giornalista e blogger – Con la vittoria di Mo Yan, la gente sarà portata a pensare che sia lecito diventare complici di un governo autoritario e che sostenerlo con la letteratura offra la possibilità di vincere il più prestigioso premio internazionale. Moralmente e politicamente, credo che questo porterà conseguenze devastanti”.

Il neo premio Nobel ha anche scritto opere teatrali e sceneggiature cinematografiche come ‘Addio mia concubina’. Il film tratto da Sorgo rosso è stato premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino.