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Pakistan, coro di condanne contro gli aggressori di Malala

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Pakistan, coro di condanne contro gli aggressori di Malala

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Ce la farà Malala Yousufzai, la ragazza pakistana che ha osato sfidare i taleban. Le immagini di questa straordinaria attivista per i diritti femminili non smettono di essere trasmesse dalle tv del paese.

Malala è stata operata alla testa. I medici hanno rimosso le pallottole sparate dal commando armato che ieri l’ha attesa all’uscita di scuola, a Mingora, nella regione di Swat, al confine con l’Afghanistan.

Aveva solo 11 quando la giovane ha osato raccontare al mondo le difficoltà di nascere femmina nel suo paese. Tre anni fa la BBc ha pubblicato il suo blog di denuncia scritto in Urdu: il divieto di andare a scuola, i matrimoni forzati, gli sfiguramenti con gli acidi. Nelle scuole di Peshawar oggi si prega per lei:

“Malala è come una sorella per noi. Preghiamo per il suo recupero. Preghiamo perchè altri giovani possano trarre beneficio dal suo impegno.”

“Preghiamo per lei con tutto il nostro cuore. I terroristi le hanno sparato ma hanno fallito”, aggiunge questo giovane, dando voce alla condanna unanime dell’atto che si leva nel paese, mentre anche l’unione Europea accusa il gesto ignobile degli islamisti.

E’ possibile sparare ad una ragazzina di 14 anni per le sue idee? “Nel mondo si parla male di noi per questi episodi, risponde questo signiore, ma noi siamo fieri di lei.”

Da tempo nel mirino dei taleban, vittima di numerose minacce, Malala aveva anche ricevuto il Premio nazionale della pace.