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Un golpe non riuscito e Chavez diventa re

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Un golpe non riuscito e Chavez diventa re

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Hugo Chávez, l’inarrestabile. Carismatico, affabile e aperto fino a sfiorare l’impudicizia, a febbraio il leader venezuelano partiva per l’Avana per sottoporsi a un nuovo intervento contro un tumore.

Niente sembra opporsi a colui che si dichiara il naturale erede di Simon Bolivar.

“Chavez non ha fine, anche quando questo corpo non ci sarà più, Chavez non finirà, perché io non sono più Chavez, Chavez è nelle strade, Chavez è diventato essenza nazionale”.

È grazie a un colpo di stato mancato che Chavez , all’epoca un tenente colonello, inizia la sua carriera politica.

Si arrende per evitare un bagno di sangue, ma promette di ritornare sulla scena pubblica.

“Bisogna evitare un bagno di sangue, adesso è il momento della riflessione, ci saranno nuove occasioni perché il Paese possa prendere in mano il proprio destino”.

Dieci anni dopo un altro colpo di stato, questa volta contro Chavez, diventato nel frattempo presidente democraticamente eletto. Per 48 ore il potere è in mano ai golpisti, sono i fedelissimi del presidente che riescono a attuare un contro-golpe.

Nel 2007 promuove un referendum per riformare la Costituzione, cosa che gli riesce solo due anni dopo. La modifica alla legge fondamentale del Paese gli consentirà di ricandidarsi alle presidenziali.

Il successo di Chavez è in buona parte dovuto al petrolio venezuelano, i cui introiti finanziano il welfare generoso del paese, a beneficiarne oltre il 28% della popolazione appartenente alla classe popolare.

I problemi comunque non mancano, corruzione e un’ inflazione al 27% alimentano la criminalità organizzata.