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Petrolio e prezzi pazzi: pagare oggi i giacimenti di domani

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Petrolio e prezzi pazzi: pagare oggi i giacimenti di domani

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Sempre più raro e prezioso. Protagonista al Kazenergy Forum di Astana, il petrolio lo sarà anche sulla scena politico-economica dei prossimi decenni. Stimato raddoppio delle domanda energetica mondiale per il 2050 e allarme per le risorse del futuro dettano come imperativo quello della caccia a nuovi e sempre più costosi giacimenti.

“Il domani sarà caratterizzato da prezzi del petrolio che resteranno ancora ancora elevati – spiega Renato Bertani, presidente del World Petroleum Council -. Il perché risiede nel fatto che sempre più stiamo ora guardando al futuro. Nei prossimi decenni il petrolio resterà ancora la principale risorsa energetica e visto l’incremento della domanda, dobbiamo spingerci alla ricerca di nuovi giacimenti in aree sempre più impervie, difficili e quindi costose da esplorare e sfruttare”.

Culla di uno dei progetti più ambiziosi è proprio il Kazakhstan. E’ qui, che nel 2000 è stato localizzato il giacimento offshore di Kashagan: salutato dagli esperti come il più ricco dell’ultima quarantina anni, dovrebbe nascondere riserve fino a 16 miliardi di barili. Complessità e costi di uno sfruttamento a più riprese rinviato stanno però facendo meditare la ritirata alla statunitense Conoco Philips.

“La morfologia geologica di Kashagan è particolarmente complessa – dice Timur Kulibayev, presidente della Kazenergy Association -. A una pressione enorme nel sottosuolo si aggiungono la presenza di gas e di idrogeno solfuro. Per questo particolare contesto, abbiamo quindi sviluppato nuove tecnologie specificamente mirate. Siamo ricorsi a moderni compressori ad alta pressione, simili a quelli in passato utilizzati per i giacimenti di Tenghiz e di Karachaganak. E ora, per la prima volta, li useremo anche per Kashagan”.

Marzo 2013, l’ora “X” delle prime estrazioni in cui sperano la compagnia statale kazaka KazMuniGas e i partner del North Caspian Sea: consorzio internazionale di cui la giapponese Inpex detiene quote minoritarie e di cui, insieme ai colossi ExxonMobil, Royal Dutch ed Eni, fa parte anche la francese Total.

“Le nuove sfide – dice il vice-presidente Micheal Borrell – sono sempre più impegnative per una compagnia come Total. Finanziarle comporta la necessità di mantenere i prezzi di gas e petrolio a livelli adeguati per sostenere gli investimenti mirati al futuro. E quando parlo di livelli adeguati, intendo un prezzo intorno ai 100 dollari al barile, che ci permetta margini da destinare anche ai nostri progetti a lungo termine”.

Gli investimenti nei giacimenti di domani, quindi, come variabile determinante dei prezzi. A previsioni e calcoli delle compagnie su quelli del greggio, fanno eco quelli degli esperti per uno sfruttamento sempre più complesso e costoso.

“Necessitiamo di fondi imponenti per finanziare gli investimenti. Parliamo di cifre pari a circa ventitre trilioni di euro per i prossimi decenni, che saranno destinati a tecnologie, professionalità, formazione. Tutto ciò rappresenta una straordinaria opportunità, soprattutto quando si tratta di dare nuovo slancio all’economia su scala globale”.

Ad alimentare la corsa all’oro nero, non solo il corso del greggio, ma anche un inestimable plus-valore squisitamente politico.

A mettere in guardia è l’ex primo ministro spagnolo José Aznar. “Scontiamo una forte dipendenza energetica – dice -. Noi europei dobbiamo quindi dedicare particolare attenzione al mercato dell’energia, perché le ricadute si misurano anche in una posizione di debolezza sul piano politico. Una debolezza strettamente legata a questa dipendenza energetica”.