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Quasi nessuna delle centrali nucleari d’Europa sarebbe in grado di sostenere una nuova Fukushima. E’ quanto emerge dai test di resistenza condotti su 132 reattori sul territorio dell’Unione.

Il rapporto afferma che gli standard di sicurezza sono generalmente elevati, ma raccomanda ulteriori miglioramenti. In sostanza, lo scenario che si è verificato in Giappone, dove a una catastrofe naturale è seguito un blackout elettrico, metterebbe in crisi diversi reattori anche in Europa.

Il commissario europeo all’Energia, Günther Oettinger, sostiene di non aver influenzato in alcun modo il rapporto finale, che appare meno severo di quello filtrato qualche giorno fa a Bruxelles. E esclude interferenze anche da parte degli operatori delle centrali. Operatori che si dicono però schiacciati dalla rivalità tra la Commissione, che vuole esercitare il proprio peso in tema di sicurezza nucleare, e gli stati membri a cui le imprese rendono conto.

Jean-Pol Poncelet, Direttore generale di Foratom: “E’ patetico osservare oggi il conflitto evidente che si è creato tra le istituzioni europee e le autorità nazionali. Noi siamo incaricati di rispettare le regole e non vogliamo essere ostaggio di uno scontro politico tra stati membri, regolatori, e Commissione europea”.

Bruxelles stima che saranno necessari investimenti fra i 10 e i 25 miliardi di euro per rendere le centrali in linea con i massimi standard di sicurezza. La deputata dei Verdi, Michèle Rivasi: “Significa tra 100 e 200 milioni di euro a reattore, tanto costerebbe garantire che non ci sia una seconda Fukushima in Francia. L’energia nucleare diventerà più costosa e saranno i contribuenti a pagare la fattura”.

Alla fine, spetterà agli stati membri stabilire la portata degli interventi, dal momento che quelle della Commissione sono solo raccomandazioni.

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