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Russia: si apre il processo d'appello per le Pussy Riot

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Russia: si apre il processo d'appello per le Pussy Riot

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Al via tra poche ore il processo d’appello delle Pussy Riot, la band punk anti-Putin condannata in primo grado a due anni di campo di lavoro per vandalismo e incitazione all’odio religioso.
Benché la condanna non abbia formalmente nulla a che vedere con il testo della loro “preghiera punk”, nella quale chiedevano a Cristo di cacciare Putin, è stata letta soprattutto in Occidente come repressione di una voce di dissenso.

Violetta Volkova, avvocato delle Pussy Riot, non nutre grandi speranze nel processo d’appello: “Nella situazione politica attuale in Russia – dice – non ci possiamo aspettare una sentenza legale”. “ Ma non si sa mai – aggiunge – si può sempre sperare nel buon senso”.

La sentenza di primo grado le aveva punite per la loro invasione della cattedrale ortodossa di Cristo Salvatore, nella quale si erano poi esibite con il loro brano anti-Putin ma anche fortemente anti-religioso.

Ed è proprio la Chiesa ortodossa a rinnovare ora un appello alla clemenza, anche se le ragazze erano recidive, avendo invaso altre chiese in precedenza:

“Queste azioni, che urtano i sentimenti dei credenti, meritano una punizione. Ma lo scopo della punizione è la correzione, e quindi, se qualche parola delle imputate può dimostrare segni di rimorso o di ripensamento su quel che hanno fatto, noi vogliamo che se ne tenga conto”, ha detto il portavoce ortodosso.

Le Pussy Riot hanno avuto grandi manifestazioni di sostegno all’estero, ed alcune vistose proteste in Russia. Ma alcuni sondaggi rivelano che solo il 6% dei russi le sostiene e vede una protesta politica nella loro azione.