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I libici iniziano a deporre le armi, nel tentativo di scrollarsi di dosso il recente conflitto e ripristinare la sicurezza nel Paese. Sotto la supervisione dell’esercito, centinaia di persone si sono messe in coda ai punti di raccolta allestiti a Tripoli e Bengasi per consegnare pistole automatiche, kalashinkov, granate, lanciarazzi, persino carri armati, retaggio della violenza che ha portato alla caduta di Gheddafi.

Un cittadino di Tripoli racconta la partecipazione all’iniziativa, e spiega di volere libertà in un Paese sicuro. “Non vogliamo più armi – dice – non vogliamo più vederne”.

Il disarmo punta a ripulire le strade libiche dalle milizie, contro cui si è scagliata la popolazione in particolare in seguito all’assassinio dell’ambasciatore statunitense, l’11 settembre a Bengasi.

La dimensione degli arsenali ancora presenti sul territorio è tuttavia difficile da definire, e l’addio alle armi si preannuncia complesso. L’iniziativa sarà ripetuta in altre città.

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