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Francia: tre milioni di disoccupati

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Francia: tre milioni di disoccupati

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Ogni giorno, le code. In fila per un posto di lavoro.
Guadagnarsi il pane e potersi dire degno di vivere in società.

Una situazione sempre piu’ familiare in Francia dove il numero dei disoccupati è di almeno di tre milioni. Un milione in piu’ in appena quattro anni nel paese della seconda economia d’Europa.

La curva dei senzalavoro sembra crescere ancora, gli economisti non nascondono il proprio pessimismo.

Mathieu Plane, economista dell’Osservatorio francese dell’Economia: “Purtroppo non abbiamo ancora visto il picco della crisi, almeno dal punto di vista sociale. Ci attendiamo un aumento della disoccupazione e se guardiamo alle cifre di lungo periodo cresce ancora. Chi diventa disoccupato, resta disoccupato. Si invecchia in disoccupazione convivendo con precarietà e povertà”.

Precarietà e povertà, parole che mettono i brividi in un paese che si è sempre distinto per i servizi sociali.

Dal 2008 sono stati persi nell’industria 280 mila posti, quasi il dieci per cento della forza lavoro.

Le grandi aziende sono in crisi e i 100 mila impieghi sovvenzionati promessi dal Governo serviranno a poco e peseranno sul bilancio dello Stato mentre ci vorrebbe più crescita per rilanciare l’economia e spingere le imprese ad assumere.

Non sono in molti a credere a quanto sostiene il Governo, una ripresa dell’occupazione alla fine dell’anno prossimo. I senzalavoro, intanto, si confrontano con imbarazzi e disagi.

Gilles, un disoccupato: “ Io mento. Non voglio dire che sono disoccupato scrivo o parlo di un vecchio lavoro …Non dico mai che sono disoccupato perchè mi vergogno”

Tra le cause della perdita di competitività il costo del lavoro, cresciuto del 19 per cento in dieci anni.

Qualcuno grida al decennio perduto, mentre la Germania ha marciato con determinazione sulla strada delle riforme.

La Francia, in apparenza, sta meglio di altri paesi, le grandi aziende continuano a fare profitti, il turismo tira, il mercato immobiliare regge, malgrado il calo di prezzi e transazioni. Ma gli equilibri sono fragilissimi: l’anno prossimo la crescita stimata dal Governo è dello 0,8 per cento, gli economisti dicono che invece sarà la metà.