ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Erika naufragio globale

Lettura in corso:

Erika naufragio globale

Dimensioni di testo Aa Aa

La catastrofe di Erika, simbolo della globalizzazione. Costruita in Giappone nel 75, cambia otto volte proprietario e tre volte bandiera. Quando affonda, nel dicembre del 1999 batte quella maltese. La certificazione a navigare è del registro navale italiano RINA, anche l’armatore è italiano ma vive a Londra. Infine la petroliera è gestita da una filiale della società francobelga Total con sede a Panama.

La nave naufraga al largo del Golfo di Guascogna, ma nella Zona Economica Esclusiva dunque oltre le 12 miglia dalle acque territoriali francesi. Il che non impedisce al greggio di inquinare 400 chilometri di coste.

Non solo. Disperdendo 20 mila tonnellate di combustibile, questa monoscocca vecchia 24 anni devasta il fondo marino e uccide decine di migliaia di uccelli. 130 volte più pericolosa della Amoco Cadiz, che si incaglio’ in Bretagna nel 1978. I lavori di ripulitura durarono oltre un anno.

Il processo inizia nel febbraio 2007. Imputati il capitano indiano, la società Rina, la Total e l’armatore Savarese.
Tra le 101 parti civili si costituiscono lo Stato, le Regioni adiacenti ed alcuni comuni e associazioni ambientaliste. Oltre alla condanna in sede penale chiedono un maxi risarcimento per disastro ambientale. Risarcimento che ottengono nel 2008 quando vincono la causa.

Sentenza dal valore esemplare, destinata a fare giurisprudenza- si disse – e salutata come rivoluzionaria dall’allora Ministro dell’Ambiente francese Dominique Voynet: “E’ la prima volta che il danno all’ambiente viene riconosciuto, sia per le Regioni che per le Associazioni ecologiste. Il fatto che si sia tenuto in conto non solo il pregiudizio economico ma anche il danno arrecato all’ambiente, agli uccelli, al mare, alle coste, alle bellezze naturali, è davvero eccezionale”.

Lo scandalo di Erika ha di fatto contribuito a modificare la regolamentazione europea. A partire dall’ottobre del 2003 le petroliere monoscocca che trasportano combustibile non possono piu’ attraccare nei porti europei.