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Si affievoliscono le speranze di trovare sopravvissuti della più grave catastrofe sulle vette del mondo in quasi vent’anni. In Nepal i soccorritori hanno sospeso le operazioni di ricerca di superstiti della valanga che domenica ha ucciso un gruppo di alpinisti impegnati nella scalata al monte Manaslu.

Tra i morti anche l’italiano Alberto Magliano. Sopravvissuto, uno dei suoi compagni di spedizione racconta: “Erano circa le 4.30, le 4.15 – dice Christian Gobbi -. Ci siamo svegliati e abbiamo sentito il vento soffiare, poi abbiamo sentito della neve sulla nostra tenda. La tenda è stata ricoperta e abbiamo iniziato a scivolare verso il basso per una quindicina di secondi, poi ci siamo fermati. Il nostro amico era in una tenda, molto vicino a noi, ma noi siamo vivi, lui è morto”.

Il morti sul monte Manaslu – l’ottava vetta più alta del mondo, a oltre 8000 metri nella catena dell’Himalaya – sarebbero almeno otto, tredici secondo alcune fonti. Sei, o forse di più, i dispersi. Il numero delle vittime avrebbe potuto essere ancora più alto. Il giorno prima, due spedizioni avevano rinviato la partenza dal campo base.

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