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L’esplosione di una bomba a Damasco a poche centinaia di metri dall’hotel dove si stava tenendo la conferenza dell’Organo di Coordinamento Nazionale, unica sigla dell’opposizione a essere riconosciuta dal regime di Bashar al Assad, segna un altro giorno di sangue in Siria.

L’incontro, sostenuto anche da Cina, Russia e Iran, ha visto rafforzarsi le posizioni del gruppo che chiede una transizione pacifica verso la democrazia e la fine delle violenze. Al termine della conferenza uno dei portavoce del gruppo ha affermato:“Chiediamo all’inviato dell’Onu e della Lega Araba Lakhdar Brahimi di organizzare una conferenza internazionale per la Siria, dove tutte le parti interessate possano dire la loro. L’obiettivo è arrivare alla migliore delle soluzioni politiche per dare inizio alla fase di transizione verso un regime democratico”.

E se la dioplomazia continua a cercare una soluzione che non arriva, la violenza rimane l’unica certezza in Siria. Soltanto nella giornata di Domenica raid aerei hanno ucciso 31 persone a Homs e Deir Ezzor e altre 150 a Boukamal, ai confini con l’Iraq.

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