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Intervista ad Aurelio Fassi, Amministratore Delegato Mectex

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Intervista ad Aurelio Fassi, Amministratore Delegato Mectex

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Quanti siete?

Aurelio Fassi, Amministratore Delegato Mectex
Oggi siamo in ventinove persone: nel 2000 eravamo 125, nel 2005 eravamo 75, oggi ufficialmente sono 48 ma operative 29.

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E tutto questo perché?

Aurelio Fassi
Da una parte, l’apertura ai mercati orientali ha spinto la nostra clientela, soprattutto quella del mondo della moda e del mondo dello sci-neve, a importare il capo fatto e finito.
E quindi a noi è venuta meno una grossa fetta del nostro fatturato tradizionale.
Ma nel 2005 abbiamo ampliato l’orizzonte di riferimento della nostra clientela ai settori iper-tecnologici, come l’abbigliamento protettivo da lavoro o lo sportivo estremo, come il kart, la formula uno, l’iper-tecnologico del costume da bagno… Ovviamente mantenendo anche quello che ci era consentito mantenere anche nel mondo della moda.
E quindi dal 2005 al 2010 abbiamo avuto una ripresa di fatturato interessante, nella misura del 50-60%, e c‘è stata anche una bella ripresa della marginalità – eravamo passati da 7 euro di prezzo medio a 14, con una marginalità interessante, e quindi stavamo viaggiando bene, direi.

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Ma nel momento migliore è successo di tutto…

Aurelio Fassi
Diciamo che stavamo viaggiando bene nel senso che stavamo recuperando i danni un po’ fatti all’inizio degli anni 2000, con dei grossi investimenti fatti in impianti e macchinari, e in magazzino.
Stavamo recuperando molto bene, avendo superato la soglia del pagamento del debito, senonché nel 2008-2009 come sappiamo la crisi finanziaria ha stritolato un po’ tutti, per cui abbiamo visto diminuire sensibilmente le nostre disponibilità di credito, e giocoforza abbiamo dovuto ridurre, ridurre, ridurre i nostri fabbisogni sul credito che avevamo, finché il credito si è azzerato totalmente, e allora a quel punto siamo stati costretti a cominciare a pensare a delle procedure concorsuali.
Attualmente siamo in concordato preventivo.

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Quindi, poi, le cose sono andate peggiorando molto rapidamente: i telai, per esempio, quanti erano?

Aurelio Fassi
Fino al 2010 sono state 70 macchine che avevano di che lavorare, di che mangiare, ma non c’era la finanza per supportare la quantità di lavoro che stava dietro. E quindi adesso ne abbiamo 18, ci siamo ridotti sostanzialmente ai minimi termini, il lavoro per coprire le nostre macchine lo abbiamo, ne abbiamo già qualcuna all’esterno che lavora per noi, ed evidentemente non replicheremo dei nuovi investimenti ma ci appoggeremo a quelle che sono le risorse esterne.

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Adesso vi state rilanciando, avevate buoni risultati e avete anche ridotto l’esposizione…

Aurelio Fassi
Diciamo che nel 2000 avevamo una centrale rischi che ci dava con un’esposizione di 24 milioni, nel 2010 eravamo a 12, nel frattempo abbiamo anche pagato 6 milioni di interessi, e quindi in un decennio che non è stato certo brillante abbiamo dimostrato di saper generare un cash flow tale da essere in grado di rimborsare il proprio debito.
Ma poi la crisi finanziaria mondiale ha messo gli istituti di credito nelle condizioni di dover rientrare più rapidamente, e noi non abbiamo avuto il tempo per poterlo fare.

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Forse sareste stati in grado di rientrare, se vi fosse stata pagata una commessa in particolare…

Aurelio Fassi
Tenga conto che in quel periodo, le risorse finanziarie che abbiamo avuto le abbiamo sempre destinate come prima cosa agli stipendi, e poi ai fornitori che ci approvvigionavano e sono la linfa vitale.
Nel 2010 abbiamo eseguito due importanti commesse per il Ministero della Difesa, che cubano intorno ai 2 milioni 200.000 euro di credito – IVA compresa, e quindi 450.000 euro solo di IVA -, non ci sono state pagate tuttora, e ovviamente non abbiamo avuto le risorse finanziarie per adempiere puntualmente ai versamenti di Irpef e contributi.
I nostri 2 milioni e 200.000 sono ancora tali, nonostante siano passati ormai due anni e mezzo; quello che noi non abbiamo versato invece nel giro di un anno diventa il 53% in più.
E a quei tassi di interesse nessun debitore è in grado di rimborsare i propri debiti.

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E’ vero che le banche non hanno accettato quel credito come garanzia per un prestito?

Aurelio Fassi
A noi sembrava strano, ma adesso comprendiamo perché: perché di fatto non si sono fidati dello Stato, che attualmente non ha ancora pagato, e poi come tutti i clienti, nel momento in cui ha delle difficoltà ovviamente trova delle difettosità sulle forniture… Come sempre, quando uno non riesce a pagare, cerca sempre di arrampicarsi sui vetri.

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L’azienda ha una storia lunga, è stata fondata da suo padre…

Aurelio Fassi
Da nostro padre nel 1960. E’ l’uomo che ha inventato il tessuto elastico nel 1956, e diciamo che il nostro core business è proprio quello del tessuto elastico, dove abbiamo un’esperienza molto fondata… La Dupont che è la produttrice del Lycra quando parla di Mectex parla del ‘Roi du Lycra’, il Re del Lycra…
Abbiamo vestito la nazionale di sci, quindi la valanga azzurra, Thoeni, Gross, Radici, anche Tomba, fino a che poi il pool si è sciolto ed è diventata sponsor la Fila. Fino a quella data siamo stati noi i fornitori dei tessuti.

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E più recentemente?

Aurelio Fassi
Più recentemente, nel mondo del costume da bagno iper-tecnologico abbiamo realizzato una serie di tessuti con caratteristiche molto importanti, l’exploit più grosso è quello di Speedo, che è ancora nostro cliente, e i risultati anche delle ultime Olimpiadi la dicono lunga sulla qualità del tessuto e anche della confezione, perché non è solo il tessuto che fa la qualità totale del prodotto: il tessuto è una componente importante, ma è una componente.

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Ultimamente avete avuto ancora, proprio in questi giorni, una commessa importante: ma la situazione rischia di evolvere rapidamente in negativo…

Aurelio Fassi
Ormai siamo di casa in tribunale, con le nostre proposte: ora c‘è una multinazionale italiana, che ha sede a Napoli e che è seriamente interessata a rilevare le attività dell’azienda, perché ne ha capito il valore del know how, delle conoscenze e delle competenze. Siamo in dirittura d’arrivo con le trattative e quindi depositeremo una nuova istanza in tribunale, redatta sulla base delle modifiche della nuova legge fallimentare che sono state rese operative il 12 settembre: per cui bisogna attenersi a quelle norme che, devo dire, sono state concepite con il preciso intento di salvare le aziende dove ci sono possibilità di sopravvivenza.
La nuova legge fallimentare è fatta per salvare le aziende e non per affossarle.

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Che cosa produce il possibile acquirente?

Aurelio Fassi
Opera nel settore dell’automotive, è un’azienda con 32 stabilimenti sparsi nel mondo, fattura 300 milioni in Italia e oltre un miliardo di euro complessivamente come gruppo.
Il titolare è rimasto colpito dalla tecnologia della nostra azienda, e quindi è su quello che lui punta, anche per il settore dell’auto.

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Vorrebbe continuare a produrre tessuti, quindi?

Aurelio Fassi
Diciamo che lui sa che il prodotto finale deriva da una filiera che sta in azienda, che le macchine non contano niente, ma contano le persone. E quindi fin dall’inizio ha detto ‘l’unità produttiva resterà a Erba, con le persone che voi avete, e che mi indicherete, come necessarie per proseguire la vostra attività e per portare avanti dei progetti che grazie alla vostra tecnologia potranno essere utili nel mondo dell’automobile’

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La reazione da parte dei creditori è stata positiva?

Aurelio Fassi
Direi di si, a parte alcune vicissitudini che ci sono state. Direi che in Tribunale hanno capito che Mectex è un’azienda da salvare. Lasciamo perdere la partita IVA, ma l’attività dell’azienda è da salvare, proprio per il suo contenuto tecnologico e la capacità e il know how che hanno le singole persone che lavorano all’interno.
Quindi credo che ci sia questa precisa volontà da parte di tutte le istituzioni. Da parte dei creditori: sanno perfettamente che una soluzione diversa corrisponderebbe allo zero, corrisponderebbe alla perdita di ulteriore lavoro, e oggi il lavoro va tenuto veramente stretto con le unghie e con i denti, e sanno che perderebbero anche un potenziale incremento del lavoro, grazie a quella che potrebbe essere la parte che ci verrà data dal gruppo acquirente.
Quindi anche da parte dei fornitori, che oltretutto ci stanno servendo regolarmente, non ci hanno mai fatto mancare le forniture, non ci sarà nulla in contrario alla nostra proposta.

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I suoi dipendenti sono un patrimonio notevole, vero? Vedendoli al lavoro, viene da dirsi quanto debba essere difficile cercarne altri come loro, se dopo una chiusura si volesse ripartire…

Aurelio Fassi
Sono quindici anni che sento parlare del bilancio dell’intangibile: ma non ho mai visto qualcuno che concretamente valorizzasse quello che sui bilanci non c‘è scritto. I bilanci sono fatti di numeri, che vengono dai mattoni, o dai macchinari…
E’ indubbio che i telai che abbiamo noi ce li hanno in Cina, ce li hanno in Turchia, ce li hanno a Singapore, ce li hanno negli Stati Uniti. Noi abbiamo un gruppo di persone che hanno una certa testa, un certo modo di pensare, un certo modo di agire… Ognuno nell’ambito delle proprie competenze, e l’insieme di questi modi di operare genera dei prodotti di eccellenza.
Sostituire queste persone sarebbe estremamente difficile ed estremamente oneroso.
Quando vent’anni fa avevamo trovato una sede nuova a quindici km di distanza, in un capannone molto bello, che andava molto bene, ma era a 15 km, abbiamo rinunciato perché avremmo perso metà delle nostre persone.
Quando abbiamo traslocato nel ’97 in questa sede, il primo di agosto abbiamo spento i telai nella sede vecchia, abbiamo traslocato tutto, abbiamo fatto quindici giorni di ferie e il primo settembre siamo ripartiti.
Questo vuol dire che in quindici giorni un’azienda la si trasloca. Ma se il primo settembre noi avessimo avuto il 50% delle nostre persone, mi chiede chi avrebbe fatto le cose che serviva fare. Le macchine contano zero.

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Il fondatore, suo padre, non esercita più in azienda: è al corrente della situazione?

Aurelio Fassi
Per fortuna, e purtroppo, papà ha novant’anni, la mamma 89, ma di testa ci sono tutti: per fortuna, perché vivono la loro quarta età in maniera serena; purtroppo, perché non sono stupidi e sanno, e sono al corrente di questa situazione.
Ma devo dire che sono loro un po’ come sempre che ci danno la benzina e anche un po’ la pedata nel c… che serve ad andare avanti. Papà un mesetto fa mi ha detto ‘guarda: meglio poveri ma onesti che ricchi e dover nascondere la faccia’. Questo è il suo modo di pensare, dice: meglio essere onesti, e se poi è andata cosi va bene lo stesso.