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I giapponesi in strada rispondono alle provocazioni cinesi

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I giapponesi in strada rispondono alle provocazioni cinesi

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I giapponesi cominciano ad averne abbastanza degli atti ostili della Cina ai danni dei propri connazionali e scendono in strada per farsi sentire.
In diverse centinaia a Tokio hanno sfilato poco lontano dall’ambasciata cinese.
Tema del contendere è sempre la supremazia sulle isole Senkaku Dyaou, rocce sperdute ma ricche di minerali e molto pescose rivendicate da Tokio, Pechino e Taiwan.
Ora i giapponesi, dopo gli attacchi ai propri connazionali in Cina, chiedono all’esecutivo di mostrare i muscoli: “Basta con questa diplomazia codarda con Pechino. Il governo deve proteggere i suoi cittadini e le loro proprietà”.
Dice un altro manifestante: “I giapponesi sono in collera. Noi non siamo gli ascari di nessuno, nessuno ci ha spinto a venire qui. Vogliamo far capire che i giapponesi sono pieni di collera”.
E se la diplomazia segna il passo ancora peggio va l’economia. Molte aziende giapponesi visti i continui attacchi ai propri beni stanno seriamente pensando di lasciare la Cina. Gli stabilimenti automobilistici nipponici in terra cinese hanno fermato la produzione.
E questo si riverbera anche nel turismo come dimostra lo stand tristemente vuoto della Cina alla fiera internazionale del settore a Tokio. Vista la situazione Pechino ha annullato la sua partecipazione pur sapendo che i turisti giapponesi rappresentano una larga fetta dei visitatori stranieri che portano nel Paese valuta pregiata.