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Calma apparente a Bengasi dopo la cacciata delle milizie islamiche

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Calma apparente a Bengasi dopo la cacciata delle milizie islamiche

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È una calma apparente quella di Bengasi, dopo gli scontri che della notte hanno portato alla cacciata del principale gruppo paramilitare islamico. Il bilancio è di almeno quattro morti e di decine di feriti. Alcune fonti parlano di sei membri delle forze di sicurezza libiche giustiziati.

I manifestanti hanno assaltato la caserma della milizia islamica radicale Ansar al-Sharia, poi la sede di Raf Allah al-Sahati, milizia islamica di ex ribelli ora sotto il controllo del ministero della Difesa: “Non ci fermeremo fino a quando toglieremo di mezzo questa brigata – dice un manifestante rimasto ferito -. La brigata Rafallah Sahati è finita. Non appartiene all’esercito. Un esercito che uccide il suo popolo non è un esercito”.

Gli scontri sono iniziati in seguito a una marcia alla quale hanno partecipato circa trentamila persone. Lo scopo era proprio quello di protestare contro la presenza di milizie armate – spesso fuori dal controllo governativo – nella seconda città libica, a iniziare da Ansar al-Sharia, considerata responsabile dell’uccisione la scorsa settimana dell’ambasciatore statunitense Chris Stevens, che il corteo ha voluto ricordare.