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Turchia, Operazione Balyoz: chi complottava, l'esercito o il governo?

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Turchia, Operazione Balyoz: chi complottava, l'esercito o il governo?

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Si conclude uno dei più importanti processi della storia recente della Turchia. 20 mesi, 107 udienze, 365 militari davanti a un tribunale civile per rispondere di un’accusa gravissima: aver complottato nel 2003 contro il governo dell’Akp, instauratosi l’anno precedente. L’operazione Balyoz, martello in turco, avrebbe previsto una serie di attentati, tra cui due bombe in altrettante moschee di Istanbul, per seminare il caos e giustificare un intervento delle forze armate.

Gli accusati, tra i quali il generale Cetin Dogan, si sono sempre dichiarati innocenti: “Questo processo – ha dichiarato ai microfoni – non ha alcun senso e lo dimostreremo. Ascoltate con attenzione e raccontatelo all’opinione pubblica. Raccontate cosa accade in Turchia”.

Le accuse sono state pubblicate da un giornale all’inizio del 2010, il generale Ilker Basbug, all’epoca a capo delle forze armate, mostrò la sua collera davanti alle telecamere, in una conferenza tenuta il 26 di gennaio.

“Domando a voi – disse in quell’occasione – come si può dare a dei soldati che gridano ‘Allah, Allah’, l’ordine di mettere una bomba dentro la casa di Allah, che è la moschea? Come si può fare una cosa del genere?”

Tra i militari è diffusa l’opinione che ai loro danni ci sia una congiura ordita da un governo col quale non c‘è mai stata intesa. L’esercito era abituato ad avere l’ultima parola, il governo islamico moderato di Erdogan è fermamente determinato a sottometterlo allo Stato di diritto.

Le riforme avviate nel 2003 hanno aumentato le tensioni coi militari, al culmine nel 2007, all’elezione del presidente Abdullah Gul, a sua volta membro dell’Akp, osteggiato dall’esercito.

I militari turchi hanno compiuto in passato tre colpi di Stato, nel 1960, 1971 e 1980. Nel 1997 hanno estromesso dal potere il primo governo islamico del Paese. Autoproclamatosi guardiano della laicità e dell’eredità di Ataturk, l’esercito è stato, fino a oggi, considerato inttoccabile.