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Somalia: un Paese in guerra da più di vent'anni

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Somalia: un Paese in guerra da più di vent'anni

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Quarantott’ore dopo essere stato eletto, il nuovo presidente della Somalia, è scampato a un attacco terroristico. Mercoledì scorso Hassan Sheikh Mohamoud era in un hotel di Mogadiscio quando nell’albergo un attentato suicida ha causato tre morti. Un segno, drammatico, di quello che attende il nuovo capo di Stato. Scossa dalla violenza da più di 21 anni, la Somalia è ai primi posti nella classifica dei Paesi più pericolosi al mondo e di quelli più corrotti. L’antico protettorato italiano è precipitato nel caos nel 1991.

All’epoca il malcontento che regna nel Paese porta alla caduta del regime del dittatore Siyaad Barre. Scoppia il conflitto civile tra i signori della guerra, alla ricerca soltanto di facili guadagni, grazie anche al saccheggio. Per cinque milioni di persone è l’inizio di un’epoca di carestia e malattie.

Nel dicembre 1992, sotto il mandato dell’Onu, gli Stati Uniti lanciano l’operazione “Restore Hope”,
ristabilire la speranza. Una speranza che dura meno di un anno. Nell’ottobre 1993, nella battaglia di Mogadiscio, muoiono 19 soldati statunitensi, un casco blu malese e circa un migliaio di somali.
Bill Clinton decide il ritiro delle proprie truppe.

Da allora la situazione non è mai migliorata. Dal 2006 anzi si è ulteriormente deteriorata a causa dell’arrivo degli Shebab, gli estremisti islamisti legati ad Al Qaeda. Combattono una guerra, da sei anni a questa parte contro le truppe governative, sostenute dall’Etiopia. L’attuale situazione della Somalia è complessa. A nord due Stati, relativamente risparmiati dalla violenza, hanno deciso unilateralmente la secessione. Alcune zone sono sotto il controllo di milizie locali, pro governative e sostenute dall’Etiopia. La maggior parte del Paese è in mano agli islamisti. Mentre la capitale e due altre piccole zone restano sotto il controllo dell’esecutivo e dell’Unione Africana.

Shebab, che significa ‘gioventù’, è inserita nella lista statunitense ufficiale delle organizzazioni terroriste ed è sospettata di nascondere jihadisti stranieri. I suoi militanti si schierano al fianco delle Corti Islamiche, che chiedono l’introduzione della sharia. Ad affrontarli le forze governative di un esecutivo in pericolo e l’AMISOM. La missione dell’Unione Africana, sotto l’egida dell’ONU, venne creata nel 2007. Sarebbe dovuta durare soltanto sei mesi ma da allora non è mai terminata. I 12000 uomini che ne fanno parte non lasceranno la Somalia tanto presto.