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Siria: il dramma dei civili

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Siria: il dramma dei civili

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Percorriamo le strade di Aleppo, una delle città siriane più martoriate dagli scontri tra lealisti e ribelli.

Manca il cibo, l’emergenza sanitaria si aggrava di giorno in giorno.

Entriamo nell’ospedale “Dar al-Shifa”, ribattezzato “l’ospedale degli uomini liberi”. Qui i medici lanciano il loro grido di impotenza.

Osman sta cercando di curare un bambino di pochi mesi: “Ha diarrea ed è malnutrito”, dice, “Non c‘è abbastanza latte per i piccoli. Ci sono 30 letti per i bambini qui, in una provincia dove vivono più di sei milioni di persone”.

Un ribelle ferito è arrivato in ospedale in condizioni gravissime. È morto sotto i nostri occhi, i medici non sono riusciti a salvarlo.

Un’infermiera è scioccata e pronuncia parole di odio nei confronti del presidente Bashar al-Assad: “Che i suoi figli facciano la fine di questa gente!”, gli augura.

Il suo compagno d’armi è morto, ma Mustafa Abou Faycal dice che continuerà a combattere contro il regime.

“Ogni martire che cade ci rafforza”, afferma, “Ci saranno altri 100 combattenti che prenderanno il suo posto, determinati, fiduciosi, uniti”.

Dopo una missione di quattro giorni, l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Lakhdar Brahimi ha lasciato Damasco, annunciando di non avere ancora un piano per la risoluzione della crisi, che ha definito “una minaccia per il mondo intero”.

Nonostante i mezzi limitati e l’intensificarsi dei bombardamenti dell’esercito siriano, i ribelli continuano a difendere le loro postazioni ad Aleppo, impegnati in una spietata battaglia che costa ogni giorno molte vittime civili. Civili impotenti, nella morsa dei combattimenti e dei bombardamenti di un conflitto che sembra non avere fine.

Reportage di Farouk Atig e François Berthaut