ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

C'era una volta la quiete in Corea del Sud... ora c'è la F1!

Lettura in corso:

C'era una volta la quiete in Corea del Sud... ora c'è la F1!

Dimensioni di testo Aa Aa

Nel 2010 la calma contea di Yeongam, in Corea del Sud, è stata scossa dall’arrivo della Formula 1, quando il Circuito Internazionale di Corea ha aperto i battenti.

5,621 km di tracciato semi permanente, sul quale si gira in senso antiorario. Il rettilineo piu’ lungo d’Asia. Curve che mettono alla prova il talento dei piloti. Questa è la pista disegnata da Hermann Tilke, l’architetto della Formula 1.

Cinzia Rizzi, euronews:
“Tra poco meno di un mese questi box saranno aperti e i bolidi di Formula 1 disturberanno la quiete di Yeongam, sfrecciando per la terza volta su questo circuito cosi’ particolare. Ma andiamo a fare un giro di pista e vediamo com‘è”.

La nostra guida speciale Dong-Yul Na, pilota della safety car, ci racconta i punti piu’ caratteristici del tracciato.

Dong-Yul Na, pilota della safety car:
“Dopo le prime due curve, ci immettiamo sul rettilineo da 1,2 km. Qui lo scorso anno Michael Schumacher ha registrato il record di velocità”.

Sul rettifilo piu’ lungo d’Asia si raggiungono i 320 km/h.

Dong-Yul Na, pilota della safety car:
“La terza curva è la piu’ difficile di tutto il tracciato. Si passa da 300 km/h a 80 km/h. Proprio qui nel 2011 Schumacher ha avuto un incidente con Vitaly Petrov, che lo ha costretto al ritiro”.

Dong-Yul Na, pilota della safety car:
“Le curve 4, 5 e 6, a zig-zag, le chiamiamo ‘curve giganti’. E’ uno dei punti piu’ impegnativi della pista, che mette a dura prova le capacità dei piloti”.

Nel secondo e terzo settore si alternano curve ad alta velocità ad altre piu’ lente.

Una sorta di labirinto, con continui cambi di direzione, fino alla 17esima curva, dove si trova la marina.

Dong-Yul Na, pilota della safety car:
“Alla mia destra c‘è il porticciolo sul lago Yeongam. E’ proprio qui che verrà costruita la città, con gli alberghi e tutto il resto. Si potrà guardare la corsa dagli yatch, come a Montecarlo. Ma entriamo nell’ultima curva, la 18esima. Abbiamo visto il ponte in tipico stile coreano, simbolo del circuito e, per me, anche la parte piu’ bella”.

Il Circuito Internazionale di Corea al momento è una cosiddetta cattedrale nel deserto. Costruito in una zona rurale, a pochi passi dal mare, ha fatto storcere il naso a molti. Gli alberghi e le strutture atti ad accogliere la grande carovana della F1 infatti non sono tanti. Ci sono dei progetti, pero’, che promettono di trasformare radicalmente la zona.

Ce lo spiega Park Joon-Young, il Governatore della provincia del Sud Jeolla.

Park Joon-Young, Governatore della Sud Jeolla:
“Abbiamo tre grandi progetti per migliorare il circuito e l’area circostante. Il primo è un kartodromo, che inauguriamo in questi giorni. Il secondo è la costruzione di complessi industriali, che inizieremo nel 2013. Il terzo e piu’ importante progetto sul quale stiamo ancora lavorando è una città ecologica. In questa città ci saranno zone residenziali, hotel, casino, campi da golf”.

Una città insomma che di sicuro farà concorrenza alla colorata e vivace Mokpo.

Mokpo, che si trova a una quindicina di chilometri dal circuito, è una località sul Mar Giallo, che vive di pesca, agricoltura, ingegneria navale. E anche di turismo, grazie alle sue bellezze, come il Monte Yudal e le centinaia di isolette che si stagliano oltre il porto.

Un turismo, sicuramente, alimentato anche dall’arrivo nella regione della Formula 1.

Abbiamo parlato con la gente del posto, per sapere cosa ne pensano di questo grande evento.

“La Formula 1 ha portato piu’ turisti qui, certamente, e inoltre la Sud Jeolla ora sarà conosciuta anche a livello mondiale”.

“La Formula 1 aiuta economicamente di sicuro i piccoli lavoratori, come noi. A livello regionale, non ho idea di quanto impatto possa avere”.

Non proprio tutti i coreani la pensavano inizialmente cosi’, anzi in molti ritenevano che la Formula 1 fosse solo un peso in piu’ sulle spalle del Paese. Dopo 3 anni pero’ le cose sono cambiate, con il numero di appassionati che è cresciuto notevolmente.

Manca solo una cosa ora che potrebbe far diventare ancor piu’ popolare questo sport in Corea. Un pilota che difenda i colori nazionali in pista.

Dong Shik Byun, Presidente della KARA (Korean Automobile Racing Association):
“Da quando si tiene il Gran Premio, il motorsport è visto in modo diverso qui. Ora l’obiettivo è avere un coreano in Formula 1. Al momento pero’ i nostri piloti, non sono al livello di Vettel e compagnia. Per questo ci sono dei programmi per giovani piloti, e sono certo che in futuro anche noi ne avremo uno nel Grande Circus”.

In attesa di vedere un loro connazionale sulla griglia di partenza, i coreani si preparano per il Gran Premio del prossimo 14 ottobre, che promette ancora una volta grande spettacolo.