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Parigi: Joseph Stiglitz presenta il suo libro "Il prezzo della diseguaglianza".

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Parigi: Joseph Stiglitz presenta il suo libro "Il prezzo della diseguaglianza".

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Professore alla Columbia University, Premio Nobel per l’Economia nel 2001, Joseph Stiglitz è stato vicepresidente e Economista capo della Banca Mondiale. Euronews lo ha intervistato a Parigi, in occasione della presentazione del suo libro, “Il prezzo della diseguaglianza “.

Giovanni Magi, Euronews:
Nel suo libro lei mostra quanto la diseguaglianza sia costosa per l’economia. Cosa potrebbe accadere se l’aumento delle diseguaglianze non fosse fermato?

Joseph Stiglitz:
Stiamo chiaramente andando verso una società sempre piu’ divisa. Stiamo anche procedendo verso un’economia meno produttiva, perchè uno dei piu’ importanti aspetti della diseguaglianza negli Stati Uniti è la diseguaglianza delle opportunità. Il che significa che se i giovani sono nati da famiglie umili non hanno l’occasione di sviluppare il proprio potenziale, ed in questo modo si disperde una delle risorse piu’ preziose.

Quando la società è molto divisa, come è il caso degli Stati uniti, è molto difficile ottenere consenso politico. Cosi’ si genera una frattura della politica, del processo democratico. E questo significa che non si sta conseguendo un tipo di consenso che sostiene gli investimenti in infrastrutture, tecnologia, istruzione, che sono necessari a una economia produttiva”.

Euronews:
Lei pensa che da questo punto di vista l’Europa è nella stessa condizione degli Stati Uniti?

Joseph Stiglitz:
No, l’Europa sta meglio rispetto agli Stati Uniti. Quello che piu’ colpisce, come segnalo nel libro, è che gli Stati Uniti, che sono il paese con le maggiori diseguaglianze di reddito, sono quelli che fanno meno per rimediarvi, ovvero, al netto del pagamento delle tasse e dei trasferimenti dei redditi da lavoro, la diseguaglianza è maggiore che in qualunque altro paese industrializzato e gli Stati Uniti sono anche il paese con minor eguaglianza di opportunità.

Quel che mi preoccupa è che sempre piu’ paesi europei stanno imitanto il modello statunitense.
E’ il caso del Regno Unito, che 30 anni fa aveva un livello di diseguaglianza nella media dei paesi industrializzati dell’OCSE, mentre adesso è al secondo posto dopo gli Stati Uniti.

Ci sono ancora paesi, come quelli scandinavi, i nordici, che hanno economie potenti ma società molto piu’ egalitarie e con maggior eguaglianza di opportunità.

Tuttavia nel continente europeo i paesi copiano ogni volta di piu’ il modello statunitense ed è per me una fonte di preoccupazione.

Euronews:
Le politiche di austerità adottate da alcuni paesi europei aumentano le diseguaglianze sociali?

Joseph Stiglitz:
Naturalmente, e molto. La ragione per cui l’austerità in questo contesto è particolarmente nefasta è che il problema sottostante è la mancanza di domanda, la mancanza totale di domanda. Quando c‘è austerità diminuisce la domanda e quando la domanda è diminuita, diminuisce la crescita e aumenta la disoccupazione. Quando la disoccupazione vola, i salari vanno a picco e ci sono piu’ persone in cerca di lavoro e i servizi sociali sono tagliati ancora di piu’. Quindi ogni aspetto della diseguaglianza viene esacerbato.

Euronews: Cosa dovrebbero fare i governi europei per risolvere la crisi della zona euro ?

Joseph Stiglitz:
In primo luogo, si deve ricordare che la fonte principale del deficit è l’economia debole. Non il contrario. Non è stato il deficit che ha creato l’economia debole, piuttosto l’ economia debole ha generato il deficit.
Quindi, il primo obiettivo dovrebbe essere: come si fa a far ripartire la crescita. Ci sono un certo numero di cose che si possono fare, compreso l’aumento di investimenti dei Governi in infrastrutture, tecnologia, istruzione, l’ampliamento della Banca europea per gli Investimenti, la rateizzazione del debito, cosi’ che i tassi di interesse scendano, cio’ significherebbe piu’ soldi da spendere in modo produttivo, invece che dare assegni in bianco ai banchieri.

Euronews:
Lei è a favore di un rafforzamento del ruolo della BCE nella gestione della crisi dell’Eurozona?

Joseph Stiglitz: Sì. E ‘una delle istituzioni che ha la capacità, già adesso, di fare la differenza.

Ma si deve essere sicuri che applichino politiche adeguate. Di recente hanno detto che sono disposti ad acquistare un numero illimitato di obbligazioni ma hanno aggiunto che imporranno le loro condizioni. Ma non hanno detto quali saranno queste condizioni. Ma se sono come quelle che hanno imposto in passato, saranno certamente di austerità.
Così, con una mano si tende un salvagente, una medicina che li può aiutare e con l’altra glielo si porta via, gli si dà il veleno. Dici loro che devono cadere in depressione. Per salvarti, devo ucciderti. Non ha alcun senso. In sostanza: la BCE ha la capacità di aiutare. La domanda è:lo farà?

Euronews:
Recentemente alcune banche sono state accusate di falsare il Libor, l’indice mondiale dei tassi di interesse a breve termine. Qual è la lezione che dovremmo trarre da questo scandalo ?

Joseph Stiglitz: Le banche in realtà hanno perso il controllo della situazione.

Hanno inondato il mercato con prodotti finanziari malati e manipolabili e in un certo senso hanno messo rischio l’intero sistema finanziario. Il problema è che c‘è un eccesso di obbligazioni, titoli e derivati che fanno riferimento al Libor: indice Libor a 1, Libor a 2…

Tutto si basa su un un numero manipolabile e fittizio. Che dobbiamo fare con questo enorme mercato finanziario basato su qualcosa che non senso.

Euronews:
Lei ha scritto della differenza tra ciò che i politici dovrebbero fare per l’economia e quello che fanno. E ‘anche una critica a Barack Obama?

Joseph Stiglitz:
Sì, purtroppo. Si sa, ogni politico ha dei vincoli.
Posso pensare di sapere cosa fare, ma forse qualcun altro vede le cose in maniera diversa e il lavoro politico, il processo politico è proprio il tentativo di trovare un compromesso che tenga conto dei diversi interessi.

Mi rendo conto che , in un certo senso, il ruolo del politico è tentare di tenere in conto tutte queste forze, pero’ alla fine si presume che il loro ruolo
sia giudicare cio’ che piu’ conta per il paese nella sua interezza, tuttavia, sfortunatamente si è tenuto troppo in conto un interesse privato, quello delle banche.