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Paesi Bassi: il ritorno del filoeuropeo Mark Rutte

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Paesi Bassi: il ritorno del filoeuropeo Mark Rutte

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Mark Rutte resterà fedele all’Europa. Il giovane primo ministro dimissionario olandese riesce a restare al potere, rassicurando Bruxelles, nonostante nel Paese con la crisi si sia rafforzato il sentimento anti-europeo. In campagna elettorale ha inasprito i toni nei confronti dell’Unione Europea, sottolineando allo stesso tempo l’importanza della costruzione comunitaria.

Single, 45 anni, è a capo del partito popolare per la libertà e la democrazia dal 2006. Nel 2010 si presenta alle legislative, è quasi uno sconosciuto ma fa centro. Per la prima volta dalla sua fondazione, nel 1948, il partito popolare per la libertà e la democrazia arriva in testa.

Mark Rutte riceve l’incarico di formare il governo dalla regina Beatrice. E’ il primo premier liberale dei Paesi Bassi dal 1918. Ma ha solo un seggio in più rispetto ai laburisti e per governare deve allearsi con i populisti di Geert Wilders.

I due concordano su una politica dura in materia di immigrazione, ma la coalizione inciampa sull’Europa. Mark Rutte è filo-europeo e favorevole all’alleanza Merkel-Sarkozy, per lui il futuro del Paese non è concepibile al di fuori dell’Unione Europea e delle sue regole. Mentre Wilders vuole l’uscita dall’Unione e dalla moneta unica.

E’ proprio sulla questione della riduzione del deficit pubblico, farlo rientrare sotto la soglia del 3%, come stabilito dai parametri europei, che si sgretola la coalizione. Il leader di estrema destra non accetta quelli che per lui sono i diktat di Bruxelles.

I due tentano per mesi di negoziare, ma alla fine ad aprile i colloqui falliscono, il partito per la libertà di Wilders ritira l’appoggio esterno al governo, l’esecutivo è costretto a dimettersi. Pochi giorni dopo, il parlamento trova un accordo sul piano di austerità da 13 miliardi di euro richiesto dall’Unione Europea.

Mark Rutte avrà questa volta margini di manovra per realizzare le sue politiche? Ha detto di voler continuare con il programma portato avanti nei due anni al potere, ossia riordinare le finanze del Paese, quinta economia della zona euro.