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Catalogna: indipendenza


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Catalogna: indipendenza

Antica rivendicazione della Catalogna, l’indipendenza torna prepotentemente d’attualità. Questi referendum d’autodeterminazione hanno un valore strettamente simbolico e dimostrativo. Organizzati tra il 2009 e il 2011 dal 56 per cento dei comuni della regione, riflettono il desiderio di sovranita’ di una parte della società catalana.

Secondo l’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Periódico de Catalunya, i fautori dell’indipendenza sarebbero il 49,5 % contro il 48,0 % degli oppositori.

La Catalogna, tra le regioni piu’ ricche di Spagna non è stata risparmiata dalla crisi economica. Il suo tasso di disoccupazione è quasi al 22 per cento. Le misure di austerità adottate dal Governo regionale della coalizione nazionalista del Ciu, hanno fortemente riguardato istruzione e salute, provocando le proteste della popolazione.

La Catalogna è la regione piu’ indebitata di Spagna, con 42 miliardi di euro, pari al 21 per cento del suo PIL. Per far fronte alle scadenze ha dovuto chiedere un aiuto da 5 miliardi di euro allo Stato

Adesso il Governo catalano chiede a Madrid un nuovo patto fiscale. Attualmente le imposte prelevate in Catalogna sono versate allo Stato che ritorna alla regione una parte troppo esigua sostengono i nazionalisti

Il bilancio fiscale della Catalogna rispetto allo Stato è deficitario di 16 miliardi di euro, l’ 8,2% del PIL della regione, stando ai calcoli del Governo catalano.

Da quando nel novembre del 2010 ha vinto le elezioni il presidente del governo catalano Artur Mas lotta con i conti della Catalogna. Intanto ha avviato un braccio di ferro con Mariano Rajoy a Madrid, per ottenere la sovranita’ fiscale della sua regione.

Vicenç Batalla, Euronews:
E’ collegato con noi, da Barcellona, Ferran Civit, uno dei responsabili dell’Assemblea Nazionale Catalana, che organizza la manifestazione per l’indipendenza della Catalogna che coincide con la ricorrenza dell’ 11 settembre.

Buongiorno Ferran.

Quella di oggi è la manifestazione per l’Indipendenza che ha ricevuto piu’ adesioni in Catalogna negli ultimi trent’ anni. Non è stata organizzata ne’ dai partiti politici ne’ dai sindacati, anche se saranno presenti. La crisi economica ha alimentato il desiderio di separarsi dalla Spagna?

Ferran Civit, Assemblea nazionale Catalana:

“Piu’ che la crisi economica, molti fattori diversi hanno portato all’attuale sentimento di indipendenza. Tra questi la mancanza di rispetto per la differenza culturale e nazionale dei diversi popoli che compongono lo Stato spagnolo. C’e’ poi la disparità fiscale patita dalla Catalogna. E poi la crisi non ha fatto che aggravare le cose, con i tagli ai servizi sociali. Al tempo stesso c‘è una forte consapevolezza sociale dei diritti nazionali ed individuali. C‘è una coincidenza di fattori che hanno portato oggi, giornata nazionale della Catalogna e dell’11 settembre, molte persone, centinaia di migliaia, milioni a scendere in piazza a Barcellona per rivendicare uno Stato indipendente”.

Euronews:
Il presidente del Governo Catalano Artur Mas, non partecipa alla manifestazione ma ha dato libertà di scelta ai consiglieri. Come questa manifestazione indipendentista potrà influenzare la riunione che Artur Mas terrà con il presidente spagnolo Mariano Rajoy il prossimo 20 settembre?

Ferran Civit:
“Ci aspettiamo che sarà nel solo senso di accelerare la storia. Nello stato attuale di crisi non crediamo che la Spagna accettera’ di cambiare il modello di finanziamento delle comunità autonome e ancora meno un patto fiscale preferenziale per la Catalogna. In questo scenario l’unica possibilità è uno stato indipendente per vivere in armonia e con la stessa unità ed eguaglianza di condizioni degli altri popoli europei e della penisola iberica”.

Euronews:
Gli economisti catalani calcolano che ogni anno prendono la via di Madrid senza ritorno sedici miliardi di euro di imposte. Si potrebbe proporre un patto fiscale uguale a quello del Paese basco. E’ la soluzione?

Ferran Civit:
“No, non è la soluzione. Attualmente la Costituzione spagnola riconosce accordi economici specifici solo al Paese Basco e alla Navarra senza contare l’eccezione fiscale delle Isole Canarie e diCeuta e Melilla, in Nordafrica. In Catalogna è difficile che ci si possa arrivare, ancora di piu’ se si considera la volonta’ di centralizzazione del governo spagnolo. E’ certo che ci troviamo in una dinamica di annullamento totale delle autonomie e delle loro responsabilità. E’ per questo che il patto fiscale e’ praticamente insostenibile, se non impossibile. Per questo la strada piu’ facile è l’indipendenza “.

Euronews:
L’Assemblea Nazionale Catalana progetta un referendum per l’indipendenza nel 2014. Lo stesso anno scelto dal presidente del Governo scozzese Alex Salmond per la consultazione popolare sulla separazione dall’Inghilterra. L’attuale sistema normativo spagnolo lo consente?

Ferran Civit:
“Non è facile perche’ noi non abbiamo la tradizione democratica della Gran Bretagna, che e’ una democrazia piu’ che centenaria. Lo Stato spagnolo ha una tradizione democratica troppo breve. Ce ne rendiamo conto per le dichiarazioni dei militari dal tono minaccioso e, al contrario, per quel che accade nel Regno Unito. Ma questa differenza non è poi cosi’ importante. Noi vogliamo seguire la nostra strada. E, se si puo’ accelerare questo processo e proclamare l’indipendenza a fine anno o all’inizio del prossimo, tanto meglio”.

Euronews:
E’ stato con noi Ferran Civit, uno degli organizzatori della manifestazione per l’indipendenza della Catalogna nelle strade di Barcellona. Grazie per le sue precisazioni.
Adéu

Ferran Civit:
Adéu, moltes gràcies

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