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Premio Ilaria Alpi, la Siria e la strisciante radicalizzazione

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Premio Ilaria Alpi, la Siria e la strisciante radicalizzazione

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Partnership: Ilaria Alpi awards

Il rischio in Siria è la degenerazione delle tensioni in un conflitto simile a quello iracheno.
L’ipotesi è sostenuta anche da Paul Moreira, reporter francese reduce dall’ultimo viaggio nel Paese, lo scorso novembre.“Più la guerra va avanti – racconta Moreira – più si radicalizza una parte, ancora minoritaria oggi, ma se non si fa niente per trovare una soluzione politica, temo che questa parte minoritaria si allarghi e che domani la componente jihadista finisca per portare il Paese alla guerra civile”.
Un rischio che non esisteva all’inizio della rivoluzione oltre un anno e mezzo fa.

Come racconta una giornalista siriana in collegamento telefonico da Damasco, che ha preferito restare anonima: “All’inizio non era importante, era una vergogna parlare delle proprie confessioni religiose, dire di essere sunnita, alawita…Era davvero uno scandalo, nessuno ne parlava ma più tardi, siccome la maggioranza del paese è sunnita, il mondo intero ha voluto leggerla come una rivoluzione sunnita, contro non si sa chi”.

Sono solo i social network a permettere a lei e ad altri giornalisti siriani di continuare a raccontare ciò che accade e di resistere all’isolamento. ”Per fortuna c’è internet, per fortuna che possono raccontare cosa accade attraverso internet. Certo resta il sospetto, ma sono immagini girate dai militanti potrebbero non essere fedeli, quindi è molto importante che dei giornalisti come noi vadano sul posto per raccontare ciò che succede”.