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Usa 2012, la scelta delle armi: esteri a Obama, economia a Romney

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Usa 2012, la scelta delle armi: esteri a Obama, economia a Romney

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È la versione 2012 del candidato presidente, che così del resto viene percepito anche all’estero.

L’Europa, in particolare, si lascia alle spalle l’Obamamania del 2008: troppe questioni restano insolute, malgrado i successi all’attivo.

“Quattro anni fa, ho promesso la fine della guerra in Iraq. È fatta” elenca Barack Obama, “Ho promesso di focalizzarci sulla lotta al terrorismo che ci ha colpito l’11 settembre. E lo abbiamo fatto. Abbiamo smorzato lo slancio dei taleban in Afghanistan e nel 2014, questa guerra, la più lunga, sarà chiusa. Una nuova torre cresce nell’orizzonte di New York, al Qaeda è a un passo dalla sconfitta e Osama bin Laden è morto”.

Una politica estera attiva che consente a Obama di attaccare il rivale Romney, a suo avviso troppo ancorato al passato.

A facilitargli il gioco, una gaffe del repubblicano che all’inaugurazione dei Giochi olimpici ha pubblicamente dubitato dell’organizzazione londinese: “Dopotutto, non definireste la Russia il nostro nemico numero uno – non al Qaeda, la Russia – se non foste fermi a una visione da guerra fredda. E potreste non essere pronti a dialogare con Pechino se non riuscite a visitare le Olimpiadi senza insultare il nostro alleato più stretto”.

In vista del voto del 6 novembre, la campagna elettorale entra nel vivo. Ma non è detto che stavolta riesca ad appassionare gli europei, con gli Stati uniti sempre più rivolti verso Asia e Pacifico e un po’ meno influenti sulla scacchiera mondiale.

Adrian Lancashire, euronews: ospite di euronews Christiane Amanpour di ABC News. Negli Stati Uniti, con la chiusura delle convention di entrambi i principali partiti politici in competizione per la Casa Bianca, gli esperti e gli elettori potranno trarre le loro conclusioni. Naturalmente, le convention sono state seguite anche all’estero, dove si attende di vedere se, a novembre, gli elettori americani eleggeranno un democratico o un repubblicano come Presidente. Secondo te, le due convention quale messaggio hanno dato al mondo?

Amanpour: Hanno detto al mondo che questa è la scena dove ogni candidato mostra il suo volto pubblico. È tutto molto costruito. Nulla è spontaneo. È tutto molto teatrale, una rappresentazione drammatica. Penso che nella convention democratica appena conclusa abbiamo assistito a una grande mobilitazione della base. Tutto quello che abbiamo ascoltato e in particolare i segnali che arrivano dai social media, mostrano che è stato un convegno con un grande coinvolgimento e tanta energia. Ma quello che abbiamo visto è anche un’assoluta, categorica separazione dei due schieramenti sulle loro politiche. Il presidente Obama e i Democratici hanno detto che vogliono proseguire su questa strada per uscire dal baratro in cui ci hanno lasciato. Non abbiamo ancora finito il lavoro e cambiare prima che sia completato, significherà solo ritornare alle vecchia politica che ha portato a questo. Ha anche detto che lo Stato non è la soluzione a tutto, ma un governo deve essere in grado di aiutare le persone nel bisogno più disperato. I Repubblicani propongono un messaggio molto diverso: c‘è bisogno di un cambiamento, perché il tasso di disoccupazione è ancora al di sopra dell’8%, la ripresa economica è molto fragile e non vogliono che il governo giochi un ruolo diretto in economia. Questo è stato davvero un momento decisivo nelle due convention. E quando si parla di politica estera, ovviamente, questa amministrazione ha molta più esperienza. I Democratici battono molto sul successo rappresentato dall’uccisione di Osama Bin Laden e dalle cattura di un numero record di taleban e militanti di Al Qaeda nel corso degli ultimi quattro anni.

euronews: qual è il mioglior modo per Romney di colpire Obama da adesso fino a novembre? E il meglio che può fare Obama è dire alla gente ‘siate pazienti’?

Amanpour: Colpire Obama è sicuramente quello che i Repubblicani stanno per fare: vogliono imporre l’idea di rappresentare l’alternativa ad un governo statalista che ha causato una spesa fuori controllo, mentre loro sostengono che il mondo ha bisogno e gli Stati Uniti hanno bisogno di tagli alla spesa, agevolazioni fiscali per chi crea posti di lavoro. Obama e i Democratici sostengono qualcosa di completamente diverso, che, sì, c‘è bisogno di riportare i conti in ordine e che loro non sono favorevoli ad aumentare la spesa, ma, d’altra parte, c‘è bisogno di creare parità di condizioni.

euronews: quanto sono stati convincenti Democratici e Repubblicani? Sarebbe sicuro scommettere soldi su uno dei due candidati?

Amanpour: In questo momento gli indicatori non premiano il Presidente Obama, o per meglio dire gli indicatori tradizionali presenti in un voto presidenziale non vanno bene per questo Presidente. E non dimentichiamo: solo due Presidenti sono stati rieletti, nel ventesimo secolo, con un tasso di disoccupazione al di sopra del 7%, Roosvelt e Regan. I tempi sono duri e né il presidente Obama né gli altri democratici hanno cercato di nascondere quest’aspetto nei loro discorsi. Dicono che i Repubblicani hanno portato il Paese a questo punto. Quello che stanno dicendo è che loro sono stati in grado di tirarci fuori dal baratro, che sono stati in grado di fermare questa recessione di evitare la depressione, e che se ci si ferma ora, si tornerà indietro a quello che i Repubblicani promettono e che è lo stesso di prima.