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Lotta alla povertà in Europa, un tema scomparso dalla politica

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Lotta alla povertà in Europa, un tema scomparso dalla politica

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Senza lavoro, riesce appena a pagarsi da mangiare. Maria de Fatima è una dei tanti poveri dell’Unione Europea. Ha 44 anni e vive a Porto, assieme alla figlia di 13 anni. La perdita del lavoro e il divorzio l’hanno resa indigente. Ex segretaria di direzione e volontaria sopravvive con il reddito minimo d’inserimento e l’assegno familiare. In tutto appena 280 euro al mese.

“La cosa più complicata è mangiare, se non avessi l’aiuto di mio padre, io e mia figlia potremmo solo bere acqua, perché uso quella del rubinetto che riesco ancora a pagare”, racconta Maria de Fatima. “A darmi la forza di alzarmi al mattino è mia figlia che dorme dall’altra parte della casa. Spero che il futuro sia migliore per lei. Per me non mi aspetto più nulla”.

La storia di Maria de Fatima assomiglia a tante altre nell’Europa della crisi. Il controllo del debito ha fatto sparire dai discorsi politici la lotta contro la povertà.

La strategia europea 2020 indicava come obiettivo far uscire dalla condizione di indigenza 20 milioni di cittadini, entro quell’anno. Ma quanti sono oggi? La rete europea contro la povertà stima che siano 120 milioni. Quasi 116 milioni, cira un quarto della popolazione europea, secondo le ultime statistiche ufficiali che risalgono al 2010, ben oltre i 79 milioni del 2007.

Bambini e anziani rappresentano le categorie più vulnerabili. Il tasso di povertà infantile sfiorava il 27 per cento, quello degli anziani il 20.

Con la crisi sono diminuite le donazioni e sono aumentate le richieste di aiuto presso le ong. La Commissione Europea ha proposto di stanziare il 25 per cento del prossimo quadro finanziario pluriennale per fronteggiare quest’emergenza. Sergio Aires, presidente della rete di associazioni europee per la lotta contro la povertà è favorevole alla proposta.

Patricia Cardoso, euronews:
Negli ultimi due anni, le parole povertà ed esclusione sociale sono scomparse dalla maggior parte dei discorsi politici. Qual è la spiegazione secondo lei?

Sérgio Aires, presidente di EAPN, rete europea lotta contro la povertà:
Sono scomparse dai discorsi, ma la cosa più grave è che sono scomparse anche dalla politica. Sono due cose correlate. Direi che dal 2005 queste parole, povertà ed esclusione sociale, sono cominciate a diventare invisibili, o perlomeno a non essere trattate più come una priorità chiara e obiettiva, quella cioè di sradicare la povertà di pari passo con la realizzazione dello sviluppo economico, della crescita e dell’occupazione.

euronews:
L’assenza di statistiche da due anni a questa parte è indicativa della politica europea a riguardo?

Aires:
Direi che è un segno dell’assenza di attenzione e volontà di affrontare la questione della povertà. E’ una storia vecchia. E’ la storia della negazione della povertà in Europa. Nessuno vuole la povertà nel proprio cortile. Per cui tutti la rifiutano, a partire dalle piccole comunità, se non quando serve per ricevere i fondi comunitari. Allora sì, in quel caso si ammette: siamo poveri e abbiamo bisogno di aiuto. Altrimenti si risponde di no, perché a livello politico è difficile riconoscere un fallimento. Perché la povertà è un fallimento dell’organizzazione della società e della maniera in cui la società risolve i propri problemi. La povertà è una negazione dei diritti umani. La povertà non la si può combattere rapidamente e con risultati immediati. Invece la politica è troppo immediata e veloce, per cui pochi politici investono o vogliono investire molto nella lotta alla povertà, perché sanno che non avranno risultati abbastanza rapidi da poter ottenere il riconoscimento dei propri sforzi.

euronews:
Si può dire che il modello sociale europeo è scomparso?

Aires:
Se il modello sociale europeo non è scomparso ancora, è comunque in pericolo, per quanto riguarda le sue fondamenta e ciò è molto grave. Il modello sociale europeo è un contratto. Io pago le tasse e ho diritto a una serie di cose, ma ho anche dei doveri ovviamente. E’ un contratto che in qualche modo viene messo in discussione e questo vuol dire che tutto è a rischio, perché a questo punto i cittadini possono chiedersi: perché devo pagare le tasse?. Dopotutto il modello europeo e la protezione sociale hanno il ruolo di attenuare le ripercussioni della situazione attuale. Perché se non avessimo questo modello, tenendo conto dei tagli compiuti in particolare nei Paesi colpiti dalla crisi, posso garantirle che probabilmente avremmo uno scenario diverso da quello attuale, che comunque è tranquillo, nonostante ci sia tanta disperazione.

euronews:
E’ un’utopia pensare che la povertà possa essere sradicata?

Aires:
Non mi interessano le discussioni filosofiche su cosa sia o non sia un’utopia. Ripeto spesso che mi piace passare dall’utopia alla pratica. E questo è il caso. Non so se sia possibile sradicare la povertà o meno. Mi piace credere che sia possibile e credo davvero che sia possibile. Una cosa è certa: non posso dire a chi mi circonda che non esiste una soluzione alla povertà, che se sei nato povero morirai povero. Non può essere così, non deve essere così. Ed è provato che non deve essere così.