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Francia: Hollande di fronte all'emergenza disoccupazione

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Francia: Hollande di fronte all'emergenza disoccupazione

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Un rientro difficile per il presidente francese, la cui popolarità è scesa al 55 per cento nelle ultime settimane. Davanti agli insegnanti François Hollande ha voluto lanciare un messaggio positivo, ribadendo che a partire da quest’anno scolastico saranno creati mille posti di lavoro nel settore dell’istruzione, su un totale di 60.000 promessi nel corso del quinquennato.

“Ritengo che la rifondazione della scuola sia una delle condizioni per la ripresa del nostro Paese, per il suo rilancio produttivo e morale”, sostiene Hollande. “E’ dunque un investimento per garantire la coesione sociale, che è la missione della scuola, la lotta contro la disoccupazione, si tratta di un’emergenza”.

L’emergenza è la disoccupazione, che per la prima volta da tredici anni a questa parte ha oltrepassato la soglia simbolica dei tre milioni di persone in cerca di lavoro.

La preoccupazione del primo ministro Jean-Marc Ayrault. “Se prendiamo le cifre che riguardano la Francia continentale e i territori d’Oltremare, siamo a 3 milioni e la situazione è estremamente preoccupante”, afferma Jean-Marc Ayrault. “Non voglio essere il primo ministro della svolta verso l’austerità, frutto di una politica fallimentare all’inizio del quinquennato. No, la nostra politica è molto chiara: occorre ritrovare margini di manovra”.

Ma questi margini si restringono. Hollande si è impegnato a ridurre il deficit dal 4,5 per cento al 3 per cento nel 2013, a risparmiare 30 miliardi di euro nel bilancio. La previsione di una crescita dell’1,2 per cento l’anno prossimo è troppo ottimista, secondo alcuni economisti.

“L’economia francese è ferma, questo distrugge i posti di lavoro, e intanto 100.000 giovani entrano ogni anno nel mercato del lavoro”, dice l’economia Francois Lenglet. “Meno posti, più gente in cerca di lavoro, significa più disoccupati”.

Per farvi fronte il consiglio dei ministri ha approvato gli impieghi del futuro. Si tratta di contratti di lavoro sovvenzionati dallo Stato per i giovani non qualificati. L’obiettivo è creare 100.000 posti nel 2013 e 50.000 nel 2014. Il costo per il primo anno è di 500 milioni di euro.

Ma mentre si moltiplicano i piani sociali, le organizzazioni sindacali denunciano l’inazione dello Stato, solo cento giorni dopo l’ascesa al potere della sinistra.