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Sono stati accolti da eroi al porto di Hong Kong gli attivisti cinesi sbarcati sulle isole contese con il Giappone. Via mare sono arrivati in sette – gli altri sette sono rientrati in patria in aereo – e sono stati salutati con una festa al grido di slogan di condanna contro le autorità nipponiche.

Lo Chau, proprietario dell’imbarcazione protagonista dell’impresa ha dichiarato: “Il mio sogno è rimasto tale perché per 16 anni ho partecipato a questo movimento e voglio davvero mettere piede sulle isole Diaoyu. Ma stavolta ho inviato sette dei miei fratelli, e io invece sono rimasto sulla barca per portare a termine il mio lavoro”.

Senkaku in Giapponese, Diaoyu in cinese l’arcipelago nel Mare Cinese Orientale è al centro di una lunga disputa internazionale tra Giappone, Cina e Taiwan. Disabitato, sotto amministrazione nipponica, di notevole importanza strategica, è bagnato da acque pescose con fondali ricchi – si pensa – di idrocarburi.

Il recente sbarco da parte degli attivisti cinesi – arrestati e rilasciati dalle autorità nipponiche – potrebbe essere solo un assaggio di un confronto più aspro. Senza considerare il rischio di un vero e proprio conflitto tra le due principali economie asiatiche, che aprirebbe punti interrogativi come il ruolo degli Stati Uniti, obbligati per trattato a un intervento militare per difendere il terrirorio giapponese.

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