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Processo Gu Kailai: un poliziesco sullo sfondo di lotte di potere

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Processo Gu Kailai: un poliziesco sullo sfondo di lotte di potere

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Il suo processo è stato portato a termine in pochi giorni. Il 9 agosto Gu Kailai compare davanti al tribunale di Hefei, il 20 viene pronunciata la sentenza. Un verdetto considerato troppo clemente da alcuni, con una rapidità che mette in evidenza la volontà delle autorità di chiudere al più presto la vicenda che turba il regime da mesi.

Gu Kailai, avvocatessa internazionale soprannominata la “Jackie Kennedy cinese” è moglie di Bo Xilai. Quest’ultimo, prima che scoppiasse l’affare, era l’astro crescente del partito, sarebbe dovuto entrare nel comitato permanente del politburo.

Gu ha avvelenato Neil Heywood, una sera di novembre dello scorso anno in un lussuoso hotel di Chongqing, una megalopoli che era amministrata da Bo Xilai. Il britannico, sposato a una cinese, aveva incontrato la coppia nel 1994 ed è stato ucciso perché avrebbe prima preteso una commissione enorme da Gu Kilai in cambio di aiuto per trasferire denaro all’estero e poi l’avrebbe minacciata di rivelare il piano.

E’ l’ex braccio destro di BO Xilai, capo della polizia di Chongqing, a svelare la vicenda. A febbraio, Wang Lijun si rifugia nel consolato degli Stati Uniti, perché si sente minacciato. E’ stato appena rimosso dal suo incarico e trasferito all’educazione. Aveva aperto un’inchiesta sull’omicidio dell’uomo d’affari britannico e scoperto i legami con Gu. Bo Xilai lo allontana e tenta di bloccare l’inchiesta.

Così comincia la caduta del carismatico e promettente Bo Xilai. A marzo viene
estromesso dalla guida del partito a livello locale, poi in aprile dal comitato centrale.

Alla guida della megalopoli di 30 milioni di abitanti situata nella provincia di Sichuan, ne aveva fatto un modello grazie alla lotta contro la corruzione, a migliaia di arresti e clamorosi processi antimafia e grazie a un rapido sviluppo economico.

Ma quest’uomo influente vuole anche far rivivere gli ideali di Mao Tse Tung a colpi di propaganda, slogan e canti patriottici.

Un scelta che non è piaciuta a tutti i membri del partito. La sua caduta mette in evidenza le divisioni tra i tradizionalisti come lui e i promotori di una linea economica più liberista.

“Bo Xilai era ancora descritto come un compagno dagli altri membri anziani del partito”, dice l’analista Johnny Lau Yui Siu. “Credo che i più alti funzionari vogliano minimizzare l’impatto della vicenda, mentre si avvicina il diciottesimo congresso del partito”.

Il prossimo infatti si terrà tra qualche mese ed è considerato cruciale. Promuoverà l’ascesa di una nuova generazione, con il rinnovo di sette dei nove membri del comitato permanente, il centro del potere. Bo avrebbe dovuto entrare a farvi parte.