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Assange: Londra ribadisce no a salvacondotto

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Assange: Londra ribadisce no a salvacondotto

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Julian Assange potrebbe restare a lungo nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, in attesa di una soluzione diplomatica. Il Regno Unito ha ribadito che non gli offrirà un salvacondotto verso il Paese sudamericano, ma che rispetterà l’obbligo legale di estradarlo in Svezia.

Dall’altro lato, Quito cerca un appoggio ancora più ampio, contro le presunte minacce del Regno Unito che avrebbe tentato un blitz nella missione. Domenica dal balcone Assange si era rivolto in particolare a Washington.

“Chiedo al presidente Obama di fare la cosa giusta”, ha detto Assange. “Gli Stati Uniti devono rinunciare alla caccia alle streghe contro Wikileaks. Gli Stati Uniti devono cancellare l’inchiesta dell’FBI”.

I ministri degli Esteri dell’Unione delle Nazioni Sudamericane hanno appoggiato il governo dell’Ecuador invitando Quito e Londra a proseguire nel dialogo.

“Vogliamo esprimere la nostra solidarietà e il nostro sostegno al governo dell’Ecuador di fronte alle minacce fatte dal Regno Unito contro la sua missione diplomatica”, ha affermato Ali Rodriguez, segretario generale dell’Unasur. “Ribadiamo il diritto di ogni Stato a concedere asilo”.

Quito ha anche fissato una riunione dell’Organizzazione degli Stati Americani per il 24, ma né gli Stati Uniti, né il Canada parteciperanno. Davanti all’ambasciata dove Assange si trova da due mesi continuano a manifestare i suoi sostenitori, che lo ritengono un difensore della libertà di informazione.

“Sostengo il popolo ecuadoregno e Julian Assange”, dice un manifestante. “Come potete vedere qui ci sono centinaia e centinaia di poliziotti, come latinoamericano ho la sensazione che venga minacciata la mia libertà. Mi sento minacciato dagli avvertimenti del governo britannico nei confronti dell’ambasciata ecuadoregna”.

Assange è sospettato dalla Svezia di reati sessuali su due donne. Il fondatore di Wikileaks teme però che le Londra lo consegni a Washington, per essere processato per la pubblicazione di dispacci diplomatici nel 2010. Assange chiede la garanzia a Londra di non essere estradato verso gli Stati Uniti e si dice pronto in quel caso a rispondere alla giustizia svedese.