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Massacro minatori in Sudafrica: polizia, è stata legittima difesa

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Massacro minatori in Sudafrica: polizia, è stata legittima difesa

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“Un bagno di sangue”: i titoli della stampa sudafricana riflettono lo shock di un Paese che ha visto scorrere le immagini del massacro dei minatori di Marikana, 100 chilometri a nord-ovest di Johannesburg.

Dopo 12 ore di silenzio la polizia ha indetto una conferenza stampa, nella quale ha parlato di 34 minatori uccisi, 78 feriti e 259 arrestati e motivato la strage come un atto di legittima difesa.

“Gli agenti hanno cercato di rispondere prima con idranti, lacrimogeni e granate stordenti”, ha detto il capo della polizia Riah Phiyega, “Hanno poi dovuto ricorrere alla forza per proteggersi dal gruppo armato di machete e bastoni che stava caricando”.

I sindacati parlano invece di almeno 36 vittime e chiedono l’apertura di un’inchiesta.

Il presidente Jacob Zuma, che si è recato d’urgenza nei pressi della miniera, si è detto favorevole, nel timore di scatenare tensioni sociali.

Molti sudafricani puntano il dito contro la polizia, accusata di avere avuto “una reazione eccessiva”.

Un uomo dichiara: “Penso che la situazione potesse essere gestita meglio. Ciò che è successo ci riporta indietro, a quegli anni… Tutti hanno pensato a quegli anni”.

Gli anni sono quelli dell’apartheid. E in effetti era dal 1994 che la polizia sudafricana non ricorreva a violenze di questa portata.

La protesta alla miniera di platino di Marikana era inziata lo scorso venerdì. I lavoratori erano in sciopero per chiedere il triplo del valore del proprio salario, tra i 300 e i 500 dollari.

Nel fine settimana c’erano stati altri dieci morti, fra cui due poliziotti.