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Vengono espulsi e rimpatriati oggi i 14 militanti cinesi fermati in Giappone per essere sbarcati senza permesso, mercoledì, sulle isole Senkaku.

Il loro arresto aveva suscitato le proteste di Pechino. Ma il capo del governo nipponico ha ribadito la condanna del gesto degli attivisti, che mirava a rivendicare simbolicamente la sovranità cinese sull’arcipelago.

“E’ deplorevole – ha dichiarato il premier Yoshihiko Noda – che siano penetrati illegalmente sulle nostre isole Senkaku nonostante i nostri ripetuti ammonimenti a non farlo.”

Le isole Senkaku, che si trovano vicino a Taiwan in una zona potenzialmente ricca di gas naturali, sono chiamate Diaoyu da Pechino, che ne reclama storicamente il possesso.

Lo sbarco, avvenuto nel 67esimo anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale, ha contribuito ad accrescere le frizioni in un clima già teso fra Tokyo e i suoi vicini cinesi e coreani.

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