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Tunisia: "le donne sono uguali agli uomini, non semplice complemento"

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Tunisia: "le donne sono uguali agli uomini, non semplice complemento"

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Erano migliaia di persone lunedì sera a Tunisi, a manifestare per il diritto delle donne e contro un progetto di legge che vorrebbe emendare la costituzione. La causa: la giornata della donna. La richiesta: ritirare i cambiamenti costituzionali che prevederebbero la complementarietà tra uomo e donna. Non più la parità fra i sessi.

Le manifestanti erano sul piede di guerra: “La donna tunisina è uguale all’uomo e noi vogliamo dimostrarlo. Oggi le donne tunisine sono numerose perché hanno un posto nella società non accetteranno mai di essere un semplice complemento”.

Anche molti uomini fra i manifestanti: “Mai viste tante persone tutte assieme. Uomini e donne sono qui per ricordare che per 50 anni in questo paese non c‘è stata differenza fra i sessi e adesso hanno paura di tornare indietro”.

Dal 1956, anno del famoso codice di statuto personale, emanato dall’allora presidente Bourguiba, che sanciva proprio la parità fra i sessi, la Tunisia è stata considerata all’avanguardia nel mondo arabo per i diritti della donna.
Nel paese la poligamia è vietata e matrimonio e divorzio sono inquadrati dalla legge e legati al mutuo consenso dei due partner. Le donne sono uguali agli uomini non solo in tema di diritti sociali, ma anche per quello che riguarda il diritto al lavoro e all’educazione. La componente femminile è quindi presente in tutti i gangli della società, comprese le forze armate, e sono quasi il 60% del corpo studentesco. Sono più toccate degli uomini dalla disoccupazione, ma hanno comunque un posto importante nella società. Ma la società è divisa fra innovatori e conservatori e, forse, l’ex presidente Bourghuiba, ha ecceduto in ottimismo pensando che i cambiamenti sociali avrebbero potuto essere dettati dalle legge. Ancora oggi la società tunisina è divisa e le donne conservatrici vedono con sospetto le cosiddette emancipate. Il rischio per quelle che si sono battute per la parità dei sessi, è di vedere cancellate le loro conquiste ad opera di un movimento incline al conservatorismo. Queste donne, di ogni età e classe sociale, non hanno intenzione di tornare indietro dice una attivista: “Alcuni vogliono stracciare il codice di statuto personale per cambiare la tradizione di questa società. Noi celebriamo questo documento contro quelli che ci combattono e vogliono negare i nostri diritti”.

Ma non è detta l’ultima parola. Il cambiamento costituzionale, spinto dal partito di maggioranza relativa di matrice islamica Ennahda, dovrà comunque essere approvato dalla maggioranza del parlamento in seduta plenaria. E non è detto che i deputati votino compatti a favore.