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“Tantawi e Anan mandati in pensione”, “La rivoluzione del presidente Morsi”… I titoli dei principali quotidiani egiziani evidenziano all’unisono il blitz storico di Mohammed Morsi, divenuto presidente per caso, colui che era la seconda scelta dei Fratelli Musulmani e che è riuscito a sbarazzarsi della gerarchia militare che per decenni ha dominato l’Egitto.

Ciò che piazza Tahrir invocava da tempo.

“Si può dire che a partire da oggi il Paese non sia più sotto il potere militare. Il loro dominio è finito e l’Egitto diventerà uno stato civile nel quale verranno rispettati i diritti di tutti”, dice un residente de Il Cairo.

Un altro è più cauto e ricorda: “I generali rimossi hanno guidato il Paese in momenti molto difficili. Non devono dunque essere di colpo mandati in pensione. Per questo il presidente Morsi ha nominato Tantawi e Sami Anan come consiglieri”.

Per gli egiziani e la comunità internazionale la domanda è la stessa: come ha fatto Morsi a sbarazzarsi, senza trovare resistenze, degli “intoccabili dell’ancien régime”, del capo delle forze armate Hussein Tantawi e del capo di stato maggiore Sami Anan, riuscendo anche ad annullare la “dichiarazione costituzionale”, voluta dall’esercito a giugno, che limitava i poteri presidenziali?

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