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Libia: sicurezza prima sfida del dopo-Gheddafi

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Libia: sicurezza prima sfida del dopo-Gheddafi

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Attacchi contro edifici governativi e palazzi pubblici, rapine, sequestri, esecuzioni sommarie contro ex membri del regime.

Riportare stabilità e sicurezza in Libia sarà uno degli impegni piu’ difficili per i 200 parlamentari dell’Assemblea Costituente, eletti a luglio nelle prime elezioni libere del dopo Gheddafi e chiamati a formare il Governo e a redigere la nuova Carta fondamentale.

Nel paese circolano molte armi, un tempo negli arsenali del Colonnello e oggi facilmente reperibili. Se ne trovano persino nei luoghi piu’ impensati. Questo albergo di Bengasi di solito ospita la stampa straniera, qui il 29 luglio sono stati rinvenuti dieci chili di esplosivi.

Un’autobomba è esplosa lo scorso 4 agosto vicino agli uffici della polizia militare di Tripoli.

Dopo l’intervento straniero e il crollo del Regime in Libia sono riemersi conflitti interregionali e tribali. Le diverse milizie protagoniste della ribellione, non hanno deposto le armi e in certe zone dettano legge seminando terrore.

Neppure il Congresso Nazionale e’ riuscito a contenere la spinta automista degli indipendentisti della Cirenaica e a riunire e pacificare gli ex ribelli della regione.

C‘è poi anche chi si riufiuta di restituire pistole, fucili e granate parlando di autodifesa.

A pesare sulla sicurezza del paese anche la scomparsa misteriosa di numerosi missili, un tempo a disposizione delle truppe di Gheddafi ed ora introvabili.

Di tanto in tanto qualcosa riemerge. Armi abbandonate in bunker di fortuna, scavati frettolosamente nel terreno.

Un pericolo per la popolazione civile. In un paese cosi’ povero è facile essere tentati di rivenderle, mettendo cosi’ a rischio non solo la propria vita ma anche quella di intere comunità.

Il traffico d’armi è uno dei mercati più floridi al confine con la Tunisia e l’Algeria. La polizia tunisina sequestra di frequente auto libiche cariche d’armi d’ogni tipo. Per fronteggiare il problema le autorità libiche hanno chiesto l’aiuto internazionale.