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Critiche sul "green" troppo facile di Londra 2012

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Critiche sul "green" troppo facile di Londra 2012

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Saranno le Olimpiadi più verdi della storia, promise Tony Blair quando Londra venne scelta, nel 2005.

A cominciare dallo stadio, costruito su un vecchio sito industriale bonificato appositamente.

Tutto il complesso olimpico, del resto, è stato realizzato all’insegna dell’impatto zero.

Sostenibili anche cibi e trasporti. E poi ancora: la depurazione dell’acqua, l’uso di energie alternative, la raccolta differenziata, il riciclo delle migliaia di tonnellate di rifiuti.

“Questa era un’area abbandonata”, spiega David Stubbs, responsabile per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile dei Giochi olimpici di Londra 2012, “con la terra inquinata, i fiumi pieni di rifiuti, i palazzi in rovina”.

A pochi giorni dalla chiusura dei Giochi, c‘è chi parla però di false promesse. Come per la torcia olimpica, che avrebbe dovuto consumare e inquinare di meno, accusa il presidente della Commissione per i Giochi sostenibili. Il progetto iniziale è stato abbandonato per ragioni tecniche: “Non ci sono scuse per questo”, afferma Shaunn McCarthy, “lo avevano promesso e non lo hanno fatto”.

Ma il problema è anche etico: uno degli sponsor dello Stadio è la Dow Chemical, implicata in uno dei più grandi disastri ambientali, in India nel 1984.

L’organizzazione ammette alcuni difetti ma preferisce parlare di onda lunga positiva delle misure adottate.

Un esempio da seguire per le prossime Olimpiadi, quelle di Rio de Janeiro 2016.